Bergamo, 9 aprile 2018 – Nel giro di due settimane sono stati eseguiti all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo due trapianti di polmone su una bambina di 6 anni e una ragazzina di 14, utilizzando in entrambi i casi lobi polmonari, cioè polmoni divisi a metà, di donatori più grandi.

In particolare, per la prima delle due pazienti, i due lobi sono stati ottenuti con la tecnica “split”, che consiste nella divisione del polmone del donatore, in questo caso il sinistro perché il destro era danneggiato ed inutilizzabile. Il lobo superiore dell’organo sano, ruotato di 180°, è stato trapiantato al posto del polmone destro della bambina, mentre il lobo inferiore al posto del sinistro. Si tratta del terzo trapianto di questo tipo eseguito finora in Italia dopo quelli del 2007 e del 2009, sempre eseguiti dall’équipe di Michele Colledan, direttore della Chirurgia 3 del Papa Giovanni XXIII, agli allora Ospedali Riuniti di Bergamo. La tecnica split di divisione di un organo è frequentemente impiegata nel trapianto di fegato - Bergamo è tra i centri con maggiore esperienza al mondo -, mentre le sue possibilità di impiego in ambito polmonare sono decisamente più limitate.

Anche per il trapianto della seconda bambina si è fatto ricorso a una tecnica particolare, perché i polmoni del donatore sono risultati più grandi del previsto. I due lobi sono stati quindi ottenuti utilizzando solo la parte inferiore dei due polmoni del donatore. Le bambine sono entrambe affette da fibrosi cistica, malattia genetica che altera le secrezioni di molti organi e in particolare di bronchi e polmoni, causando  ristagno di muco e quindi infezioni e infiammazioni sempre più gravi, fino a portare all’insufficienza respiratoria. Raramente però si fa ricorso al trapianto prima dell’adolescenza. “Solitamente i bambini con fibrosi cistica non hanno necessità di trapianto di polmoni prima dell’adolescenza. In questo caso però la paziente di soli sei anni ha raggiunto precocemente uno stadio di grave insufficienza respiratoria – ha spiegato il dottor Michele Colledan -. In entrambi i casi il ricorso a tecniche di divisione del polmone ci ha consentito di trapiantare organi che altrimenti non avremmo potuto utilizzare, con un rischio di morte in attesa del trapianto  molto elevato” Entrambi gli interventi sono durati quasi otto ore e hanno visto un’équipe del Papa Giovanni recarsi in altri ospedali per prelevare gli organi dai donatori.

Il primo trapianto ha visto impegnati nel prelievo tre chirurghi donne: Stefania Camagni, Mara Giovanelli e Giulia Carrara. La divisione del polmone, una volta al Papa Giovanni, è stata eseguita da Michele Colledan e Stefania Camagni. In sala operatoria, oltre a Colledan, anche il chirurgo Francesco Palmieri, gli anestesisti Bruno Carrara, Magda Khotcholava e Sergio Barbieri, le strumentiste Nadia Magri e Vanila Gotti, gli infermieri Isaia Urbano, Denise Magri, Barbara Rossi e Leila Lodetti. Durante la fase chirurgica del trapianto le funzioni cardiache e polmonari della bambina sono state supportate da un sistema extracorporeo di circolazione reso possibile dal lavoro e dall’esperienza dei cardiochirurghi Francesco Seddio e Nicola Uricchio e dei tecnici della perfusione Davide Ghitti, Andrea Ariano e Gabriele Micci. Per il secondo trapianto, Marco Zambelli, Sara Maritato e Giulia Carrara hanno prelevato gli organi, divisi poi dal responsabile della Chirurgia toracica del Papa Giovanni XXIII Alessandro Lucianetti e da Marco Zambelli. Sempre Alessandro Lucianetti ha poi eseguito il trapianto con Michela Guizzetti. Presenti in sala anche gli anestesisti Valter Sonzogni e Ilaria Busi, gli strumentisti Vanila Gotti, Daniela Colombo e Adelaide Ravasio, gli infermieri Paola Maj, Laura Rota, Marisa Bossi, Danilo Gerenzani, Eleonora Rota e Barbara Rossi. Anche in questo caso decisivo il lavoro svolto per supportare le funzioni cardiache e polmonari della bambina ricorrendo ad un sistema extracorporeo di circolazione, che ha visto coinvolti il cardiochirurgo Duccio Federici e i perfusionisti Davide Ghitti, Justin Ioan Catalin Silvas e Gabriele Micci.

Fondamentale anche l’apporto dei professionisti della Pediatria e della Terapia intensiva pediatrica del Papa Giovanni, che hanno seguito le due bambine prima e dopo il trapianto. In particolare, subito dopo l’intervento, per garantire un'adeguata ripresa della funzionalità degli organi, per entrambe le pazienti si è fatto ricorso alll'Ecmo (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation), macchina che sostituisce le funzione dei polmoni e/o del cuore mantenendoli a riposo, per cui il Papa Giovanni XXIII è l’unico centro pubblico lombardo autorizzato all’utilizzo in campo pediatrico.