Il funerale di Marzia Colosio
Il funerale di Marzia Colosio

Predore (Bergamo), 7 gennaio 2020 - Paura e dolore. Rabbia e commozione. Sentimenti contrastanti che si provavano ieri a Predore, al funerale di Marzia Colosio, la mamma di 48 anni, originaria di Tavernola Bergamasca, morta venerdì agli Spedali Civili di Brescia per sepsi da meningococco di tipo C. Si tratta del secondo decesso dopo quello della studentessa universitaria di 19 anni, Veronica Cadei, di Villongo. 

Una folla commossa ha voluto partecipare alla cerimonia nella parrocchiale di San Giovanni Battista, nel giorno dell’Epifania. Oltre ai cittadini di Predore e di Tavernola Bergamasca, paese natale della donna, anche tutti i colleghi di lavoro (Marzia lavorava come impiegata in una ditta di Castelli Calepio). Molte le testimonianze, i colleghi dall’altare l’hanno ricordata come donna dal carattere forte: «Ciao Marzia, è impossibile credere di non trovarti domani al tuo posto, eri un esempio per tutti, sul lavoro e nella vita, sapevi alleggerire le ore più pesanti con la tua allegria». Il parroco, don Alessandro Gipponi, nell’omelia ha citato un passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù al sepolcro di Lazzaro incontra Marta che gli dice: «Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» e Gesù le risponde: «Tuo fratello risusciterà. Con quest’ottica bisogna guardare alla morte di Marzia - ha detto don Alessandro - nell’ottica che anche nei momenti tragici è fondamentale avere la certezza che Dio non ci ha abbandonato».

Marzia Colosio si era sentita male giovedì mattina, quando era apparsa la febbre che aveva fatto pensare a un malanno di stagione. Tanto da fare ricorso a qualche compressa di tachipirina che avevano fatto abbassare la colonnina del termometro. Ma nel primo pomeriggio la situazione si è complicata, la donna aveva iniziato a lamentare un irrigidimento dei muscoli, poi sono comparse macchie sulla pelle del collo, un sospetto che ha fatto pensare alla meningite. Il trasferimento veloce in ospedale, il ricovero in Rianimazione, e la certezza che si trattava proprio di meningite. Più tardi il decesso. Intanto nella zona del Basso Sebino continuano le code agli ambulatori per farsi vaccinare. E’ stato predisposto un piano vaccinale contro il meningococco di tipo C, come ha confermato l’assessore regionale al Welfare e alla sanità, Giulio Gallera, che domenica pomeriggio ha partecipato in prefettura a Bergamo a un tavolo, chiesto dai sindaci dei Comuni della zona, per mettere in atto strategie di intervento dopo i cinque casi. E questa mattina le scuole riapriranno regolarmente dopo la lunga pausa per le feste natalizie. I vaccini saranno somministrati direttamente negli istituti superiori e anche nelle aziende.

E oggi a Villongo, il paese dove era stato registrato il caso di Veronica Cadei, Gallera deciderà per aprire degli ambulatori anche a Credaro, Gandosso, e Predore. L’assessore terrà una serie di incontri e riunioni operative con i vertici delle Ats di Bergamo e Brescia, delle Asst Bergamo est e Franciacorta e con gli amministratori locali. Al termine, intorno alle 15.30, Gallera dovrebbe fare il punto al centro civico di Villongo, in via Roma. L’obiettivo ultimo è il raggiungimento della cosiddetta «immunità di gregge». Che significa? In buona sostanza la vaccinazione di massa che immunizza dal rischio di contagio. Ci vorrà tempo, ma questo è l’obiettivo dichiarato da Regione Lombardia e da Ats Bergamo. Gallera, durante l’incontro in Prefettura, ha fornito anche dei numeri dei vaccini finora somministrati: complessivamente circa cinquemila, di cui tremila solo a Villongo e Sarnico e gli altri nel fine settimana sulla riva bresciana del lago, a Iseo e Paratico.