Antonio Tizzani e Gianna Del Gaudio (De Pascale)
Antonio Tizzani e Gianna Del Gaudio (De Pascale)

Seriate (Bergamo), 27 agosto 2018 - «Sono tranquillo. Come può essere tranquillo soltanto uno che sa di non avere commesso niente. Se anche ci dovesse essere un processo, lo affronterei così come sono adesso: sereno». Antonio Tizzani è a casa del padre novantottenne, ad Avellino. Tizzani due anni dopo. Due anni dalla terribile notte fra il 26 e 27 agosto, quando la moglie Gianna Del Gaudio, 63 anni, insegnante in pensione, viene sgozzata nella villetta dove vive la coppia, in piazza Madonna delle Nevi, a Seriate. Tizzani, oggi 69 anni, ex capostazione, è l’unico iscritto nel registro degli indagati della procura di Bergamo per l’omicidio della donna.

«Io l’assassino di Gianna lo vorrei trovare – dice – Non ho altra speranza. Se lo prendessero, morire sarebbe troppo facile: se fosse per me dovrebbe soffrire. Quella sera ero in me, ero cosciente. Mi hanno fatto tutte le analisi. E uno cosciente, normale, ammazza la moglie a coltellate, così, di punto in bianco? In questi giorni ho anche altri pensieri. Sono fuori casa ormai da un mese e mezzo. Sono stato a Gabicce. Sono tornato per quattro o cinque giorni, il tempo di lavarmi la biancheria. Da metà agosto sono qui da mio padre. Torno il 12 settembre. Da me va mio figlio a dar da mangiare ai pesci. Saranno cresciute le erbacce. Non vorrei che qualcuno pensasse a una casa disabitata e ne approfittasse per nasconderci qualcosa».

Ha paura, signor Tizzani? «Visto quello che è successo a mia moglie, ogni tanto ci penso: “E se mi ammazzano pure a me?” Sì, ho paura di fare la stessa fine di mia moglie. Però sarei pronto a cercare di difendermi. Dovrebbero spararmi nella schiena». A due anni la morte di Gianna resta ancora un mistero. Tizzani aveva raccontato di aver visto una figura incappucciata scappare dalla sua abitazione quando lui è rientrato dal giardino. Ma le telecamere della zona non hanno ripreso alcuna sagoma. Ora siamo alla vigilia della chiusura delle indagini, a fine settembre scadono i termini delle indagini preliminari condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Laura Cocucci. A breve, Tizzani, difeso dall’avvocato Giovanna Agnelli, saprà se sarà destinatario di una richiesta di rinvio a giudizio, o di archiviazione. Una eventualità, quella di richiesta di rinvio a processo, che l’ex capostazione non teme.

Ma il giallo resta. Difficile districarsi in questa indagine, dove gli elementi in mano agli inquirenti sembrano aver ingarbugliato la vicenda. Nemmeno dopo il ritrovamento del dna, nel sacchetto di mozzarelle sparito da casa Tizzani e trovato in un cespuglio vicino casa, assieme a guanti di lattice e a un cutter, ritenuto da chi indaga, l’arma usata per il delitto. La difesa, che ha ingaggiato il genetista Giorgio Portera, ne contesta la paternità. Inoltre sostiene che il dna isolato sia lieve e parziale. A rendere ancora più incerto il quadro ci si è messo anche il confronto fra i dna ignoti del caso Del Gaudio e quello, altrettanto ignoto, isolato sulla guancia e sulla falange di Daniela Roveri, di Colognola, uccisa la sera del 20 dicembre 2016 con le stesse modalità di Gianna nell’androne di casa. Uno scrupolo per fugare ogni ipotesi del serial killer. L’aplotipo rilevato sul corpo della Roveri presenta alcuni punti di contatto con quello di uno dna ignoti del delitto Del Gaudio: una curiosa coincidenza.