Omicidio a Filago, due morti e tanti dubbi: caso riaperto

Uccise la sorella e cadde a terra. Ma per il gip potrebbe non essere stato solo

I militari della Scientifica a caccia di prove

I militari della Scientifica a caccia di prove

Bergamo 16 febbraio 2019 - Non tutto è chiaro, anzi. E, dunque, sullo strano caso dell’omicidio di Filago si dovrà indagare ancora. Per ora niente archiviazione. È la decisione presa dal giudice Maria Luisa Mazzola, che ieri ha sciolto la riserva restituendo gli atti al pm, dandogli un altro anno di tempo. Il fascicolo dovrebbe finire sulla scrivania del sostituto Gianluigi Dettori. Una decisione arrivata dopo che il legale Paolo Maestroni, che difende Maria Cristina Locatelli, 70 anni, terza sorella invalida (ha un tutore), aveva sollevato l’obiezione: ci sono dei buchi nelle indagini.

Un salto indietro, fino al 4 novembre 2017. Pierantonio Locatelli, 73 anni, aveva ucciso a bastonate la sorella Francesca, di 72 anni, e poi il corpo lo aveva gettato in un pozzo, nel giardino di casa. Pierantonio, dopo il delitto, cadde, battè la testa, e alcuni giorni dopo morì al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove era stato ricoverato in coma. Era stato trovato dai soccorritori il giorno dopo l’omicidio in stato di ipotermia. Accanto due chiazze di sangue: compatibili davvero con una caduta? Questo lo scenario secondo il pm Lucia Trigilio (ora a Milano), che ha chiesto l’archiviazione. Ma l’obiezione dell’avvocato Maestroni ha rimesso di nuovo le carte in gioco, elencando anche i motivi per cui si dovrebbero svolgere nuovi accertamenti scientifici. Obiezioni che il giudice Mazzola ha ritenuto sufficientemente valide per rimandare l’archiviazione.

Pierantonio Locatelli viene trovato morto domenica 5 febbraio alle 8.30, quando una ausiliaria arriva in via Cantacucco 1 per assistere la terza sorella invalida, Maria Cristina. L’uomo è a terra, vicino al garage, lì da ore. A mezzogiorno nel pozzetto viene scoperto il cadavere di Francesca, ammazzata il giorno prima. È stato il fratello, si arriva a concludere, perché i due litigavano sempre (la vittima lo aveva già denunciato nel 2007) e poi perché un testimone sabato 4, nel pomeriggio aveva sentito una donna urlare e poi aveva visto Piero picchiare con un bastone insanguinato. Secondo l’avvocato non tutto torna. Nel pozzetto c’era una forca ma senza tracce.

E poi: chi ha chiamato il 118? All’arrivo i soccorritori, uomo e donna, si erano qualificati come infermieri, ma i testimoni avevano riferito di aver visto una sola persona: ci potrebbe essere una terza persona coinvolta che potrebbe aver provocato la morte di Pierantonio? È quello che il giudice ha chiesto di accertare. Inoltre, sempre secondo il legale, mancano altre analisi. Quelle dei Ris non erano state concluse. Per esempio, sul sangue trovato nelle lenzuola del letto dove dormiva Pierantonio. Si è sporcato dopo aver ucciso la sorella, quindi si è disteso e poi è andato in garage? Potrebbe essere andata così. I pantaloni dell’uomo erano stati trovati lì, lui era a terra (era risultato positivo all’alcoltest). Ma è possibile che in quello stato possa aver trascinato la sorella nel pozzetto?

Quanto alla morte del 73enne, il medico legale concluse che verosimilmente per una caduta accidentale, ma non aveva riscontrato tracce di difesa, ma non aveva escluso nemmeno una azione offensiva di sorpresa. In aula poi è emerso un dato: Piero Locatelli ha lasciato la sua eredità a un uomo: il testamento è stato scritto su un volantino. I beni sono la casa, a Filago, ancora sotto sequestro proprio su richiesta dell’avvocato per congelare, per quanto possibile, la scena in vista di nuovi accertamenti.