Ha ucciso a coltellate la compagna a Cologno al Serio, l’avvocato: “Non ha percezione di quello che accade”

La fragilità mentale dietro all’omicidio. Il 45enne trasferito in Psichiatria: "È una persona che ha bisogno di aiuto"

I due convivevano nel monolocale di via Donizetti a Cologno al Serio dove si è consumato il dramma

I due convivevano nel monolocale di via Donizetti a Cologno al Serio dove si è consumato il dramma

Bergamo – Omicidi con un comune denominatore: fragilità mentale, disturbi della personalità. Ultimo a Cologno al Serio. Storia di marginalità amplificata dai problemi psichici di cui soffriva Aimiose Osarumwense, nigeriano, 45 anni, in carcere da giovedì pomeriggio per l’omicidio della compagna Joy Omoragbon, 49 anni, e sua connazionale. I due convivevano nel monolocale di via Donizetti, a Cologno al Serio, dove si è consumato il dramma, facendo i conti con le poche entrate economiche (lei si arrangiava con dei lavoretti saltuari) e le difficoltà di lui, da anni in cura al Cps. C’è un episodio che rivela la patologia dell’assassino.

Nel 2013 si era reso responsabile di lesioni aggravate nei confronti di Joy, l’aveva minacciata con un coltello, e proprio con un coltello da cucina giovedì pomeriggio, dopo un litigio, l’ha uccisa con diversi fendenti. Nelle indagini successive all’episodio del 2013, Aimiose Osarumwense era risultato affetto da disturbi che ne avevano reso necessario il Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) e dal 2014 risultava in cura presso diversi Cps della zona, a Romano di Lombardia. Era stato aperto un procedimento che si è concluso con l’archiviazione.

Stamattina alle 11.30 era previsto l’interrogatorio di convalida ma ieri è stato trasferito nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Resta da capire se l’uomo, assistito dall’avvocato Francesco Pierotti sarà in grado di sostenerlo. "È una persona che ha bisogno di aiuto, una vicenda umana toccante" chiosa il legale. Non ha percezione della realtà. Pare verosimile la richiesta di una perizia. In attesa dell’autopsia si fanno più chiare le circostanze del femminicidio.

Primo pomeriggio di giovedì, i vicini di casa sentono delle grida provenire dal monolocale in cui vive la coppia da una decina di anni. Vengono allertati i carabinieri. Ma quando le pattuglie arrivano in via Donizetti, centro storico del paese, è troppo tardi: trovano lei riversa a terra in un lago di sangue. Lui a fianco che non parla. Blatera qualcosa, del tipo, "ho avuto delle visioni". Proprio per questo motivo aveva perso il lavoro da operaio con cui contribuiva alle spese di casa. Ma nonostante ciò lei non lo ha lasciato, anzi lo accompagnava al centro perché si curasse della sua patologia (pare che da novembre avesse smesso di prendere le medicine).

Di omicidi con la stessa matrice, i disturbi mentali, c’è stata un’escalation, come ha sottolineato il sostituto procuratore di Bergamo, Maria Cristina Rota. Come non ricordare allora l’omicidio di Martinengo, 25 gennaio. Villetta di via Cascina Lombarda: Caryl Menghetti, 46 anni, uccide a coltellate il marito Diego Rota, 55 anni. La donna aveva iniziato ad accusare problemi psichiatrici dopo la gravidanza, tanto che tre anni prima era stata costretta a un trattamento sanitario obbligatorio. Il giorno del delitto un’ulteriore crisi aveva portato i familiaria chiamare l’ambulanza. Caryl era stata portata quindi al Pronto occorso di Treviglio per essere visitata da uno psichiatra che dopo l’aveva dimessa con un trattamento farmacologico. Poche ore dopo, l’omicidio. Nembro, ottobre 2023.

Un 35enne, Matteo Lombardoni, pure lui con problemi psichici (era in cura) una domenica pomeriggio ha ucciso a casa il padre e ferito gravemente la madre. Durante l’interrogatorio in ospedale aveva detto "Sentivo delle voci". Treviglio, maggio 2023, una pensionata 70enne, Silvana Erzembergher, una mattina scende da casa raggiunge il vicino che portava a spasso il cane e gli spara a bruciapelo ammazzandolo. Salva per miracolo la moglie che era corsa in aiuto. Accusata di omicidio, al processo è stata assolta perché incapace di intendere e volere ma comunque condannata a cinque anni di reclusione in una Rems.