Giuseppe Pustorino
Giuseppe Pustorino

Bergamo, 17 febbraio 2019 - E' morto lo scorso 28 novembre all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per una leucemia mieloide acuta diagnosticata nel luglio 2017, dopo un esame clinico. Ma quello che colpisce nella morte di Giuseppe Pustorino, 39 anni, medico originario di Reggio Calabria che si era trasferito in Lombardia per lavorare (aveva trovato un impiego a Gravedona, in provincia di Como e aveva vinto un concorso per lospedale di Seriate, in provincia di Bergamo), è che forse poteva salvarsi. Bastava che il donatore di midollo trovato dopo innumerevoli appelli e compatibile al 80%, si fosse presentato il giorno fissato per il trapianto. Invece nulla: in ospedale non si è mai visto; di lui non si è più saputo nulla.

Oggi, a distanza di quasi tre mesi dalla scomparsa del medico, la sua vicenda fa ancora discutere. E lascia un grande vuoto nei suoi familiari: «Non so se con quel trapianto mio fratello si sarebbe salvato - ottolinea il fratello Pietro Pustorino,fisioterapista a Como –. La sua morte per noi è stato un colpo durissimo. Eravamo preparati al peggio, ma la possibilità di un donatore compatibile al 80% aveva riacceso le nostre e le sue speranze. Immaginatevi come ci siamo sentiti quando il donatore non si è più fatto vivo». E prosegue: «Non voglio che ora si scateni una caccia alle streghe o la ricerca a tutti i costi di un capro espiatorio – aggiunge Pietro –, però quel giorno è come se mio fratello fosse morto due volte. Certo, non è affatto sicuro che anche con la donazione di midollo Giuseppe sarebbe sopravvissuto ed è vero che il donatore non può essere obbligato in alcun modo, ma se uno si offre come donatore, poi non si può tirare indietro, non può non presentarsi all’ultimo: deve andare sino in fondo, perché c’è in ballo la vita di una persona».

Sono trascorsi meno di tre mesi e il ricordo della scomparsa di Giuseppe è ancora vivo. Ma Pietro Pustorino vuole sottolineare la forza del fratello: «Nonostante questo brutto colpo ha lottato sino all’ultimo – sottolinea –. Si rendeva conto di essere in condizioni al limite, ma ha tentato di tutto, è stato un leone». Giuseppe, sempre più stremato, si è infatti sottoposto a trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche. Si apre un barlume di speranza. La malattia che lo ha aggredito sembra regredire. Purtroppo, però, le speranze sue e della sua famiglia, non durano molto. Le condizioni iniziano di nuovo a peggiorare. Qualche mese dopo viene fatto un ulteriore tentativo di salvargli la vita. È la sorella Maria Cristina a donare a Giuseppe il suo midollo (compatibile, però, solo al 50%). Non solo. L’uomo viene sottoposto anche a terapie sperimentali. Ma è tutto inutile.

Il 28 novembre scorso Giuseppe Pustorino muore. Oggi il fratello Pietro e i familiari vogliono trasformare il dolore della perdita in speranza per il futuro: «Vorrei che tutti capissero<WC> – è l’appello su Facebook – quanto sia  importante donare il midollo, perchè per molti di questi malati è l’unica speranza di sopravvivere»