Elena insieme alla madre India
Elena insieme alla madre India

Bergamo, 14 febbraio 2020 - Abolire la contenzione nel nome di Elena Casetto. Impegno preso da un gruppo di associazioni che l’hanno reso pubblico in un incontro nella sala del Mutuo Soccorso di Bergamo, a sei mesi dalla terribile fine della diciannovenne di Osio Sopra. Elena è morta in un incendio nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, mentre era legata a un letto di contenzione.

Era il 13 agosto dello scorso anno. "Chiediamo - dice Giovanna Del Giudice, coordinatrice nazionale della campagna ‘E tu slegalo subito’ - che venga abolita la contenzione nei luoghi di cura. ‘Basta’, dopo la morte di Elena. Da Bergamo diciamo ‘basta’. Questi non sono metodi di cura ma di tortura. Vogliamo costruire città libere dalla contenzione. Abolirla fa bene alle persone ricoverate. Fa bene agli operatori che perdono dignità e professionalità quando sono costretti a legare l’altro. Ci sono in Italia venti Servizi psichiatrici di diagnosi e cura dove non si lega. Noi vogliamo che quello che è successo a Elena non succeda più". Un confronto è avviato da tempo con il Comune e le associazioni sanitarie bergamasche. La prospettiva è quella di un evento il 2 aprile. Un mormorio di disapprovazione e malumore sottolinea le parole di Valerio Canzian, presidente di Urasam, l’Unione regionale delle Associazioni di Salute mentale, quando annuncia la richiesta di tenerlo a Milano. Piange a lungo, ma alla fine la madre di Elena trova la forza di parlare al microfono. Indiaxé Bahia Souza Venet, origini brasiliane: “mamma India”, la chiamava la figlia. Un ricordo di Elena, spirito libero. Il ricordo del giorno terribile, quel dialogo "Dov’è mia figlia?", "Non c’é". "Elena - conclude ‘mamma India’ - non è morta. È solo passata dall’altro lato per aiutare gli altri". Per il deposito della relazione tecnica del consulente nominato dalla procura è stata chiesta un’ulteriore proroga.