Mobilità sostenibile. La stazione un miraggio per il 16% dei lombardi lontani dalle città

Sono 1,6 milioni i residenti che abitano in località del territorio non collegate con scali ferroviari raggiungibili in breve tempo. Sondrio è la provincia più disagiata, poi Lecco, Cremona e Brescia.

Mobilità sostenibile. La stazione  un miraggio per il 16% dei lombardi lontani dalle città
Mobilità sostenibile. La stazione un miraggio per il 16% dei lombardi lontani dalle città

Mobilità sostenibile? Un miraggio per oltre 1 milione e 600 mila lombardi che vivono in comuni senza accessibilità ai treni. Si tratta di circa un 16% della popolazione, ma, come sempre, la media nasconde profonde eterogeneità territoriali: se, infatti, la zona di Milano, con Lodi e Monza, è praticamente interamente coperta, tanto che tutti i Comuni hanno una stazione ferroviaria raggiungibile in breve tempo, ci sono invece territori decisamente più penalizzati. Secondo l’elaborazione fatta da Openpolis su dati Istat, ad esempio, il 100% dei comuni della provincia di Sondrio hanno stazioni non accessibili, anche se la maggior parte ne ha almeno una prossima. Eppure è ormai assodato che la mobilità sia un aspetto fondamentale per la vita di un cittadino e che favorire l’accesso al trasporto pubblico porta a una riduzione degli impatti sull’ambiente.

L’accessibilità delle stazioni ferroviarie è infatti un tema importante, strettamente connesso alla marginalità di migliaia di comuni italiani. Come per altri mezzi di spostamento, si tratta di aspetti rilevanti sul piano della pianificazione territoriale e la facilità di accesso incide in modo importante sulla qualità della vita di una comunità e sulla competitività del suo settore produttivo. In particolare, è ormai dato per assunto nel dibattito e nelle politiche pubbliche che il presente e il futuro della mobilità, soprattutto a medio e lungo raggio, debba essere garantito principalmente dai sistemi ferroviari. Lo spostamento attraverso i treni, infatti, rappresenta il tipo di spostamento più sostenibile dal punto di vista ambientale, e può rappresentare anche un importante fattore di inclusione sociale: nella classificazione delle aree interne, ad esempio, una delle caratteristiche chiave dei comuni polo risulta proprio la stazione dei treni che deve essere almeno di tipo silver, ovvero con impianti di dimensioni medie dotate unicamente di servizi regionali caratterizzati da elevate frequentazioni oppure stazioni e fermate con passaggi consistenti e servizi per la lunga, media e breve percorrenza. Come si misura la facilità di accesso ai treni? Ci sono due dimensioni principali: l’accessibilità, ovvero la capacità di arrivare alla stazione entro un tempo massimo grazie ai collegamenti di rete stradale con la stazione stessa; la prossimità, ovvero la presenza o meno di un’infrastruttura entro un certo tempo. Rispetto al panorama nazionale, l’incidenza di Comuni dove non c’è né accessibilità né prossimità è del 20,7%, inferiore alla media. Tuttavia, i numeri in valore assoluto sono importanti.

Guardando all’accessibilità, in Lombardia sono 606 su 1500 i comuni dove non è facile raggiungere la stazione perché non ci sono adeguati collegamenti di rete stradale; per questi 303 non solo non hanno una rete di collegamento, ma manca anche l’infrastruttura vicina raggiungibile quindi in tempi rapidi. Oltre a Sondrio, anche le province di Mantova, Lecco, Cremona, Brescia, Bergamo, Varese hanno quote rilevati di Comuni tagliati fuori dalla ferrovia; sul fronte della popolazione coinvolta, la quota più rilevante è nel Mantovano, con 276150 persone che risiedono nei comuni dove non è garantita l’accessibilità alle stazioni, seguita da Brescia con 248mila persone. Numeri a cui fanno da contraltare quelli della zona di Milano, con Monza e Lodi, dove invece l’accessibilità è garantita praticamente a tutti, anche se non tutti sono prossimi alla ferrovia.