Matteo Rivolta dice basta : "Mi stavo facendo del male"

Il milanese, fermo per infortunio da dicembre, ha deciso di levarsi la cuffia "Le ultime sventure non sono fatalità, ma sintomi di un disagio interno" .

Nella vita il tempismo è fondamentale. Tempismo nel cogliere le occasioni al volo ma anche nel capire quando è giusto farsi da parte. Matteo Rivolta milanese e azzurro del nuoto, classe 1991, dice basta alle competizioni. Il lombardo, fermo per infortunio dallo sfortunato Europeo di dicembre, in vasca corta a Otopeni, ha deciso di levarsi la cuffia.

A comunicarlo lui stesso su Instagram, pubblicando una riflessione con alcuni scatti dal recente passato. "L’altra sera guardandomi allo specchio, col cuore in mano, ho deciso di concludere questo viaggio. Perché? Perché mi stavo facendo del male. È una scelta coraggiosa, dolorosa ma necessaria, nel rispetto mio e di chi con me ha lavorato, sofferto, sognato. Ho sempre creduto che un Atleta sia tale quando può dedicare Anima e Corpo e Mente al Massimo obiettivo possibile. Non poterlo più fare liberamente mi logora più di quanto lo faccia scrivere l’epilogo di questo viaggio. Da diverso tempo ho accolto e nutrito la curiosità di scoprire chi volessi essere ’’da grande’’".

"Ho continuato - spiega Rivolta - ho voluto dare ascolto al cuore che non accettava l’idea di rinunciare a certi sogni… e non l’accetta tuttora. Da allora però il mio corpo è gradualmente imploso. Le sventure che ho vissuto quest’ultimo anno non sono mera fatalità, ma sintomi di un disagio interno. Mi guardo indietro e vedo un ragazzo esigente, critico, da sempre il più grande avversario di sé stesso, ma col sorriso di chi sogna ad occhi aperti. Per questo ho mancato molte occasioni e ne ho colte altre".

È vero, forse ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto. Il momento migliore al Mondiale di Abu Dhabi 2021 (vasca corta) quando si è laureato campione nei 100 farfalla, ha conquistato il bronzo con la 4x100 mista maschile e nei 50 farfalla. A dicembre 2023 l’ultimo infortunio (per colpa di un device caduto sul braccio) che gli ha precluso o forse è stato un segno del destino, la possibilità di chiudere con le gare nell’anno olimpico.

Non ci sono troppi rimpianti ma tanta consapevolezza come spiega: "Ho imparato a soffrire, a gioire, a conoscere la sconfitta e vivere la vittoria. Ho conosciuto persone che mi hanno cambiato la vita, che hanno creduto in me più di quanto abbia fatto io stesso. Ho imparato ad amare. Ho appreso molto da più grandi e ancor di più dai giovani… a voi auguro di essere dei modelli di riferimento autentici, diffidate da chi si incorona da sé, gli uomini veri brillano di umiltà. Grazie a mamma e papà, alla mia famiglia tutta, agli amici di una vita, a chi mi ha amato, ai compagni, agli allenatori, ai medici e terapisti, ai dirigenti, a chiunque mi abbia accompagnato in questo viaggio. Grazie a voi tutti per avermi aiutato a diventare l’uomo che orgogliosamente sono oggi".