FEDERICA PACELLA
Cronaca

Il terreno in Lombardia è malato: inquinamento e poca acqua minacciano l’ecosistema

Il confronto con la media europea è negativo soprattutto per eccesso di azoto e impermeabilizzazione. Le funzioni biologiche del suolo sono sotto minaccia nel 49% delle aree. E la cementificazione cresce

Quali e dove sono le maggiori criticità del terreno in Lombardia

Quali e dove sono le maggiori criticità del terreno in Lombardia

MILANO – Erosione dell’acqua, concentrazioni di rame, mercurio, zinco, azoto e fosforo sopra la soglia critica, impermeabilizzazione sopra la media europea: così il suolo in Lombardia risulta deteriorato.

A raccogliere i dati, con dettaglio per regione, è la dashboard Euso – European Soil Observatory, sviluppata e mantenuta dal team Difesa del Suolo del Jrc, utile per avere una visione a livello europeo delle aree interessate da processi di deterioramento del suolo legati a molteplici fattori quali l’erosione, l’inquinamento, la contaminazione, la concentrazione di materia organica, la biodiversità, la risalita del cuneo salino, l’impermeabilizzazione e l’edificazione. Dall’elaborazione fatta da PoliS–Lombardia emerge che su 17 indicatori di relativi ai fattori di degrado, per 10 il livello registrato in Lombardia risulta essere superiore rispetto al valore medio europeo.

Entrando nel dettaglio dei singoli indicatori, il gap maggiore riguarda il surplus di azoto (legato all’agricoltura), con ben l’80,19% di aree con surplus: si tratta della percentuale più elevata in Italia, tra i livelli più alti in Europa. In eccesso anche il fosforo (28,94% delle aree, anche qui primato italiano), così come il mercurio (presente in buona parte dei suoli europei), rame (le cui alte concentrazioni sono dannose per salute e ambiente e dipendono anche da input esterni come agricoltura e processi industriali) e zinco.

Uno dei maggiori processi di deterioramento del suolo è l’erosione dell’acqua: in Lombardia, il 45% delle aree sono sopra la soglia critica contro la media europea del 21,5%, con suoli che, quindi, sono considerati malati. Frequenza, intensità, durata delle piogge determinano la misura di deterioramento del suolo, ma conta anche la copertura dei terreni con vegetazione e la gestione dei suoli.

Altro indicatore che vede la Lombardia sopra la media europea è quello del compattamento del suolo, alto o molto alto in circa l’11% delle aree: ciò si verifica su terreni agricoli o boscati attraverso l’uso di macchinari pesanti o elevate densità di allevamento. Molto forte il gap anche per la distanza dal livello massimo di carbonio organico nel suolo (86,7% in Lombardia, 56% la media europea), fondamentale per il mantenimento degli ecosistemi.

Il risultato della combinazione di tutti questi fattori è che il 49% delle aree è suscettibile di minaccia delle funzioni biologiche del suolo (38,3% in Europa le aree a livello medio e alto). L’impermeabilizzazione, in particolare, riguarda quasi il 19% delle aree, il doppio della media europea, ed è frutto della cementificazione, tra strade e costruzioni. In attesa del nuovo rapporto sul consumo di suolo di Ispra che sarà presentato a fine mese, i dati del report 2022 vedono Brescia al primo posto in Lombardia per suolo consumato (50.022 ettari nel 2021), mentre in termini di percentuali il primato spetta a Lodi con il 40%.