Figlio ucciso a coltellate Il padre in carcere: volevo solo spaventarlo

Stamane l’interrogatorio del settantasettenne, venerdì l’autopsia della vittima. Il pm contesta al pensionato l’omicidio volontario aggravato dalla parentela.

Figlio ucciso a coltellate  Il padre in carcere:  volevo solo spaventarlo

Figlio ucciso a coltellate Il padre in carcere: volevo solo spaventarlo

"È provato, molto provato per quello che è successo". Ieri mattina Paolo Corna, 77 anni, pensionato dopo una vita in fabbrica, reo confesso dell’omicidio del figlio Gianbattista, 54 anni, avvenuto domenica nella loro casa in via Castelrotto, a Bottanuco, ha ricevuto la visita del suo avvocato di fiducia, Barbara Bruni. "È provato", lo stato d’animo di chi pian piano sta cominciando ad elaborare il dramma famigliare. Un macigno enorme che all’improvviso si è staccato dalla montagna è gli è piombato addosso e lo soffoca. Il peso della tragedia e le sue conseguenze. Per ora Paolo Corna resta in carcere. Ha detto che voleva solo spaventare il figlio. Il pm Aloisio gli contesta l’omicidio volontario aggravato dal grado di parentela. Stamane è in programma l’interrogatorio davanti al gip.

L’anziano padre racconterà la sofferenza e l’esasperazione che lui e la moglie Giuseppina Verzeni vivevano per quel figlio caduto nel tunnel della droga ma che non hanno mai abbandonato. Anzi. Lo hanno aiutato nei momenti di estrema difficoltà, prima mandandolo nella comunità Shalom di Palazzolo sull’Oglio, dove Giambattista era arrivato nel 2002 dopo anni passati a consumare cocaina e eroina. Ne era uscito grazie al lavoro e all’impegno. Sembrava essere tornato a nuova vita. Il papà gli aveva trovato lavoro in una ditta di prefabbricati. E sempre con l’aiuto dei genitori, Gianbattista, per tutti "Tita", come lo chiamavano in paese, aveva trovato casa con un mutuo. Si era anche sposato, era diventato anche padre. Ma nonostante ciò, "Tita" era ricaduto nel tunnel. Lascia la moglie, di origini africane, il figlio viene affidato ai parenti, e a quel punto Gianbattista torna a vivere con i genitori nell’appartamento di via Castelrotto. Loro gestivano i soldi del figlio per evitare che li spendesse per l’acquisto di stupefacenti. Per un periodo è stato in cura al Sert per riuscire a disintossicarsi. Ma a Gianbattista i soldi servivano proprio per quello, i genitori lo sospettavano. Droga, a cui si era aggiunto anche l’alcol. Le continue richieste di denaro, come domenica, 20 euro, gli ultimi. Poi lo scenario che non ti aspetti: la lite, l’anziano padre esasperato afferra un grosso coltello da cucina e colpisce il figlio all’addome con tre fendenti. Il corpo stramazza a terra nella sua camera da letto, davanti agli occhi della madre. Il papà a quel punto chiama il 112. Quando arrivano i soccorsi, per il 54enne non c’è più nulla da fare. Venerdì al Papa Giovanni XIII è in programma l’autopsia.

Francesco Donadoni