
Denunciato per i richiami dei cacciatori
Il reparto operativo della sezione antibracconaggio dei carabinieri Cites (Comando unità tutela forestale
ambientale e agroalimentare) dopo un’indagine proseguita per diversi mesi è riuscito a sgominare il traffico di uccelli vivi utilizzati come richiamo per la caccia. L’operazione, chiamata ’Turdus aureus’ ha interessato non solo la provincia di Brescia, ma anche quella di Bergamo, portando alla denuncia di un bracconiere. Le operazioni hanno portato al sequestro di diciassette uccelli con la targhetta contraffatta o assente. Sono inoltre stati sequestrati documenti e strumentazione informatica utilizzata per la contraffazione e marcaggi contraffatti già pronti per essere usati su
esemplari di cattura per celarne l’illecita provenienza.
La provincia di Bergamo, si conferma quindi parte attiva delle rotte di traffico illecito
di avifauna autoctona e dell’hot-spot di bracconaggio delle prealpi Lombardo-Venete. Un busines illecito che vale centinaia di migliaia di euro ogni anno, a cui i trafficanti sembra non vogliano in alcun modo rinunciare.
Un’altra indagine, che ha interessato diverse regioni in Italia, ha permesso di sgominare una banda che importava i volatili dall’estero, commercializzati come uccelli da richiamo per
l’attività venatoria a cacciatori ignari della provenienza illecita.
Gli esemplari di avifauna, catturati prevalentemente in natura dai nidi, generavano
ingenti guadagni – il valore di mercato di un esemplare “da richiamo” può
raggiungere anche 300 euro riciclati nell’ultima fase della filiera, per un giro di affari
di centinaia di migliaia di euro.