Requiem di Donizetti a Bergamo (Credits Comune di Bergamo)
Requiem di Donizetti a Bergamo (Credits Comune di Bergamo)

Bergamo, 28 giugno 2020 - "Qui a Bergamo, questa sera, c'è l'Italia che ha sofferto, che è stata ferita, che ha pianto. E che, volendo riprendere appieno i ritmi della vita, sa di non poter dimenticare quanto è avvenuto". Lo ha detto Sergio Mattarella, poco prima del Requiem di Donizetti al cimitero monumentale per la commemorazione delle vittime bergamasche del Coronavirus (in diretta su RaiUno dalle 20.30).

Sergio Mattarella a Bergamo (credits Gianfranco Rota/Comune di Bergamo)

Dopo il suo arrivo all'aeroporto di Orio al Serio, il Capo dello Stato ha raggiunto Bergamo, dove è stato accolto dal governatore Attilio Fontana, dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori, dal presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli e dal vescovo Francesco Beschi. All'evento sono stati invitati anche i 243 sindaci della Bergamasca, oltre a una contenuta rappresentanza di altre istituzioni: presenti delegazioni del mondo sanitario, degli ordini professionali, delle aziende sociosanitarie. Il tutto secondo i rigidi protocolli in vigore per limitare gli assembramenti.  "Al #Requiem che questa sera renderà omaggio alle vittime bergamasche del #Covid mancheranno due sindaci - Giorgio Valoti, primo cittadino di Cene, e Raimondo Balicco, sindaco di Mezzoldo - morti anch'essi a causa dell'epidemia. A loro andrà da parte nostra un pensiero speciale", ha scritto su Twitter il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.

Sergio Mattarella accolto dal vescovo Beschi (credits Gianfranco Rota/Comune di Bergamo)

Poco dopo il suo arrivo, Mattarella ha deposto una corona di fiori ai piedi della lapide in memoria delle vittime del Covid e una giovane volontaria del Sermig, Silvia Sulis, ha letto il testo della poesia scritta da Ernesto Olivero, fondatore del Sermig. 

La lapide scoperta al cimitero monumentale di Bergamo per le vittime del Covid

Poi, il presidente della Repubblica ha preso la parola: "La mia partecipazione vuole testimoniare la vicinanza della Repubblica ai cittadini di questa terra così duramente colpita. Bergamo, oggi, rappresenta l'intera Italia, il cuore della Repubblica, che si inchina davanti alle migliaia di donne e di uomini uccisi da una malattia, ancora in larga parte sconosciuta e che continua a minacciare il mondo, dopo averlo costretto, improvvisamente, a fermarsi o, comunque, a rallentare le sue attività". "Oggi ci ritroviamo qui per ricordare. Per fare memoria dei tanti che non ci sono più. Del lutto che ha toccato tante famiglie, lasciando nelle nostre comunità un vuoto che nulla potrà colmare". 

Mattarella ha proseguito: "Questi mesi, contrassegnati da tanta, intensa, tristezza, ci hanno certamente cambiato. Hanno in larga misura modulato diversamente le nostre esistenze, le nostre relazioni, le nostre abitudini. Dire che, d'ora in poi, la nostra vita non sarà come prima non è la ripetizione di un luogo comune". "Non sarà come prima - ha sottolineato - perché ci mancheranno persone care, amici, colleghi. Non sarà come prima perché la sofferenza collettiva, che all'improvviso abbiamo attraversato ha certamente inciso, nella vita di ciascuno, sul modo in cui si guarda alla realtà. Sulle priorità, sull'ordine di valore attribuito alle cose, sull'importanza di sentirsi responsabili gli uni degli altri".

Sergio Mattarella a Bergamo (Ansa)

E ancora: "Il destino di tante persone e delle loro famiglie è cambiato all'improvviso. Vite e affetti strappati, spesso senza un ultimo abbraccio, senza l'ultimo saluto, senza poter stringere la mano di un familiare". "Tutti conserviamo nel pensiero immagini che sara' impossibile dimenticare - ha fatto notare il Capo dello Stato -. Cronache di un dolore che hanno toccato la coscienza e la sensibilita' di tutto il Paese, ma che, per chi le ha vissute personalmente, rappresentano cicatrici indelebili". 

"Fare memoria significa anzitutto ricordare i nostri morti e significa anche assumere piena consapevolezza di quel che e' accaduto. Senza cedere alla tentazione illusoria di mettere tra parentesi questi mesi drammatici per riprendere come prima", ha aggiunto ancora il presidente della Repubblica.  "Ricordare - ha proseguito - significa riflettere, seriamente, con rigorosa precisione, su cio' che non ha funzionato, sulle carenze di sistema, sugli errori da evitare di ripetere". "Significa allo stesso tempo rammentare il valore di quanto di positivo si e' manifestato - ha spiegato -. La straordinaria disponibilita' e umanita' di medici, infermieri, personale sanitario, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari, Forze dell'Ordine, volontari. Vanno ringraziati: oggi e in futuro. Qui - come altrove - si e' potuto misurare concretamente il valore e lo spessore di queste testimonianze".

"La strada della ripartenza è stretta e in salita - ha concluso  il Capo dello Stato - Va percorsa con coraggio e determinazione. Con tenacia, con ostinazione, con spirito di sacrificio. Sono le doti di questa terra, che oggi parlano a tutta l'Italia per dire che insieme possiamo guardare con fiducia al nostro futuro".

Al termine del discorso, è stato suonato l’Inno. Poi, il direttore artistico della Fondazione Donizetti, Francesco Micheli, ha letto il celebre passo de l’ “Addio ai monti” tratto da I Promessi Sposi.

Quindi, l’esecuzione della Messa da Requiem di Donizetti. Si tratta di una preghiera iniziata dal compositore nell'ottobre 1835 per commemorare la morte dell'amico e rivale di Vincenzo Bellini, a Napoli. Organizzata dal Comune di Bergamo e dalla Fondazione Teatro Donizetti, sarà eseguita dall'orchestra e dal coro del Donizetti Opera Festival. Sul podio dell'Orchestra e del Coro Donizetti Opera, il direttore musicale del Festival Riccardo Frizza insieme a un cast di interpreti di fama internazionale: Eleonora Buratto (soprano), Annalisa Stroppa (mezzosoprano), Piero Pretti (tenore), Alex Esposito (basso), Federico Benetti (basso); maestro del Coro Fabio Tartari. 

Requiem di Donizetti a Bergamo (credits Gianfranco Rota/Comune di Bergamo)