Il varo al circolo nautico Bersaglio
Il varo al circolo nautico Bersaglio

Costa Volpino (Bergamo), 21 ottobre 2018 - Promuovere un modello di sostenibilità ambientale rivolto soprattutto alle nuove generazioni. È l’obiettivo dell’Isola che non c’era, la chiatta, il terzo atollo artificiale al mondo creato con materiale di scarto, inaugurata e varata ufficialmente ieri mattina a Costa Volpino, al circolo Nautico Bersaglio, per depurare le acque del lago. Inizialmente sarà ormeggiata al porto di Lovere a disposizione delle scuole, successivamente diventerà operativa e attraccherà in tutti i paesi del Sebino. La chiatta è stata realizzata con 25mila bottiglie di plastica che, insieme agli scampoli di rete dei retifici di Monte Isola, fanno da base galleggiante a una piattaforma di legno di 24 metri quadrati sulla quale sono state caricate nove tonnellate di materiale, compreso un impianto di fitodepurazione.

L’Isola che non c’era avrà il compito di prelevare l’acqua inquinata e, grazie a un sistema di filtri di pietrisco, ghiaia, piante, conchiglie e microrganismi, depurarla e reimmetterla, pulita, nel lago. La zattera è anche autosufficiente, in quanto l’energia necessaria è fornita da un impianto fotovoltaico. L'idea di realizzare la chiatta è nata da un progetto di alternanza scuola-lavoro che ha coinvolto 22 studenti del liceo scientifico Decio Celeri di Lovere, guidati dal professore di informatica Fabio Campagnoni, sotto l’egida della Libera Università di Alcatraz di Gubbio, fondata da un creativo del calibro di Jacopo Fo, figlio del premio Nobel Dario Fo e di Franca Rame. Per realizzare l’impresa, gli studenti di Lovere hanno mobilitato anche le scuole della sponda bresciana: l’istituto comprensivo di Darfo ha fornito il maggior numero di bottiglie di plastica insieme alla scuola materna di Lovere e a un piccolo istituto di 50 bambini di Costa Volpino. Il finanziamento del progetto, circa seimila euro, è stato coperto da alcuni sponsor.

«L’idea è stata tutta dei ragazzi – spiega Jacopo Fo –, io sono stato un facilitatore. L’anno scorso hanno seguito un percorso creativo alla Libera Università di Alcatraz a Gubbio. Abbiamo lavorato sulle immagini arrivando al progetto dell’isola. Nel giro di poche ore in rete abbiamo avuto una reazione enorme. I ragazzi hanno tirato fuori energie straordinarie. In pochi mesi, da marzo a oggi, tutto si è concretizzato. Sono contento soprattutto perché sul Sebino si è creata una coscienza delle famiglie che si sono sentite coinvolte». Soddisfatto anche il professor Fabio Campagnoni, che dà il merito della riuscita del progetto ai suoi studenti: «Io ho fatto da guida – precisa – ma per il resto hanno fatto tutto loro con grande impegno».