GABRIELE MORONI
Cronaca

Caso Yara, Bossetti e il pm Ruggeri di nuovo faccia a faccia in tribunale

L’operaio di Mapello condannato all’ergastolo e la sua grande accusatrice, sotto inchiesta per frode processuale e depistaggio sulla gestione dei 54 campioni di Dna di ‘Ignoto 1’

Massimo Bossetti e Letizia Ruggeri

Massimo Bossetti e Letizia Ruggeri

Bergamo – Il pm Letizia Ruggeri in prima fila. Nel banco dietro, Massimo Giuseppe Bossetti, accanto al suo difensore. Nella stessa aula del Palazzo di giustizia di Venezia i due protagonisti, su fronti contrapposti, della vicenda di Yara Gambrasio: il magistrato protagonista delle indagini, che ha sostenuto l'accusa nel processo di primo grado a Bergamo, e l'uomo che sconta una condanna definitiva al carcere a vita per l'omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra.

Udienza, oggi, davanti al gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, per discutere l'opposizione della difesa di Bossetti alla richiesta della Procura di archiviazione della posizione di Letizia Ruggeri, indagata per frode processuale e depistaggio. L'udienza è stata occupata in gran parte dall'intervento dell'avvocato Claudio Salvagni, legale dell'ergastolano, che ha parlato per circa due ore e mezza. Al termine il gip si è riservato la decisione.

Nell'udienza del 17 luglio la difesa della magistrata aveva chiesto l'astensione del giudice, lo stesso che aveva disposto l'iscrizione nel registro degli indagati. Il codice di procedura penale prevede, però, la ricusazione di un giudice, non l'astensione. La ricusazione non era stata richiesta. Era stata sollevata invece un'eccezione di costituzionalità. L'avvocato Salvagni aveva ottenuto i termini a difesa per argomentare la sua posizione. Sul punto il difensore del muratore di Mapello ha definito inammissibile, in quanto tardiva, l'iniziativa della difesa della pm della Procura di Bergamo, ribadendo come non sia contemplata dal codice di procedura penale. Nel merito, il penalista ha ripercorso l'intero iter dei 54 campioni di Dna d ‘Ignoto 1’, poi identificato dalla genetica in Massimo Bossetti. Campioni, ha sostenuto Salvagni, di cui si è sempre conosciuta l'esistenza. Il trasferimento da un frigorifero dell'ospedale San Raffaele di Milano di Bergamo ha comportato la loro pressoché certa distruzione.

Al termine dell'udienza la replica della difesa di Letizia Ruggeri. Secondo la Procura di Venezia, che ha chiesto l’archiviazione, non ci fu da parte del pm di Bergamo Letizia Ruggeri alcuna "ansia" di distruzione dei reperti legati alla tragedia di Yara Gambirasio. Per la difesa di Bossetti, il loro trasferimento dal San Raffaele all'Ufficio corpi di reato del tribunale bergamasco sarebbe stato deciso dal pm Ruggeri senza attendere il provvedimento della Corte d'appello di Bergamo nella sua veste di giudice dell'esecuzione. Sempre secondo Claudio Salvagni e Paolo Camporini, legali di Bossetti, il passaggio da un frigorifero alla temperatura di 80 gradi sotto zero all'Ufficio corpi di reato ha interrotto la catena del freddo e provocato l'irrimediabile deterioramento dei campioni biologici.

In cinque pagine la procuratrice aggiunta di Venezia, Paola Mossa, aveva motivato la richiesta di archiviare il procedimento. Il pm Ruggeri ha agito con "correttezza". Nel novembre del 2018, poco dopo la sentenza della Cassazione che aveva reso definitiva la condanna di Bossetti al carcere a vita, i carabinieri del Reparto operativo di Bergamo chiesero di indicare la destinazione dei reperti che vennero trasferiti in tribunale soltanto il 2 dicembre dell'anno successivo, a testimonianza di "nessuna 'ansia' di distruzione" da parte del pubblico ministero, "ma solo richieste e provvedimenti conformi al dettato normativo e alle autorizzazioni ricevute".

Il gip dovrà pronunciarsi prima sulla eccezione di legittimità costituzionale, poi, se riterrà la sua competenza, sulla richiesta di archiviazione della posizione del pm Ruggeri.