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28 mag 2022

Blitz e beni confiscati L’atlante della mafia

Numeri e operazioni che disegnano le ramificazioni della criminalità organizzata. L’associazione Libera ha tratteggiato i numeri del malaffare a Bergamo

28 mag 2022
michele andreucci
Cronaca
Libera, l’associazione impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata
Libera, l’associazione impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata
Libera, l’associazione impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata
Libera, l’associazione impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata
Libera, l’associazione impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata
Libera, l’associazione impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata

di Michele Andreucci

Un atlante che disegna, attraverso cifre e fatti, l’infiltrazione mafiosa del territorio della Bergamasca. L’associazione Libera ha presentato i dossier 2020 e 2021 su “mafie, criminalità organizzata ed economica in provincia di Bergamo“, pubblicazione redatta sulla base di una rassegna stampa e dell’analisi di atti giudiziari e relazioni istituzionali raccolti sul territorio. Dal lavoro emerge che nel 2020 ci sono stati 46 episodi (e 11 dichiarazioni istituzionali), mentre nel 2021 sono stati 63 (oltre a 15 dichiarazioni istituzionali), tra blitz, indagini, sequestri di droga, misure di prevenzione patrimoniali. "Non si tratta solo di episodi di mafia in senso stretto - spiega Francesco Breviario, referente provinciale dell’associazione Libera -, ma sono comprese anche vicende che richiamano quel modus operandi o sono comunque significative per l’impatto sulla nostra realtà".

Sul fronte delle mafie, la ‘ndrangheta, criminalità organizzata, con base in diversi territorio della Calabria e con “filiali“ attive nel Nord Italia e ribattezzate “locali“, molto attive nelle province lombarde, resta l’organizzazione più radicata: gli ultimi due anni hanno fatto registrare le condanne (in primo grado a Bergamo per il filone "ordinario", già in appello per il filone bresciano in abbreviato) per l’operazione “Papa“, che dal 2019 ha fatto luce su un giro di estorsioni e incendi a opera di clan calabresi. "In quelle condanne - è il pensiero di Libera - c’è la certificazione giudiziaria dell’operatività della ‘ndrangheta anche nel nostro territorio".

Almeno cinque, poi, le inchieste partite da altre procure ma che hanno messo in luce tra il 2020 e il 2021 la presenza di propaggini della ‘ndrangheta anche nella Bergamasca. Il dossier di Libera, giunto alla settima edizione, permette anche di tratteggiare un confronto col passato. Ed è nella voce dei beni confiscati - gli immobili e le aziende che lo Stato ha strappato a clan, evasori, trafficanti - che si nota un sobbalzo importante. Ad aprile 2022 la Bergamasca risulta punteggiata da 170 beni confiscati (comprese 15 aziende) sparsi tra 45 Comuni, a fine 2017 i beni confiscati erano invece 128: un aumento del 39% in meno di cinque anni, senza contare le decine di immobili attualmente fermi alla fase del sequestro, il primo passo verso la confisca. L’impegno è orientato soprattutto verso quegli immobili - sono 112 tra appartamenti, garage, terreni, magazzini e negozi - che si trovano ancora sotto la gestione dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati.

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