Milano, 18 dicembre 2017 -

Alessandro Alfieri, segretario lombardo del Pd: a quanto pare, alle elezioni Regionali, le forze confluite in «Liberi e Uguali» saranno vostre alleate nel Lazio ma non in Lombardia. Commenti?

«Non solo spero che non sia così ma lavoro e continuerò a lavorare ogni giorno per creare le condizioni per le quali tutte le forze del centrosinistra possano ritrovarsi in un progetto alternativo al centrodestra e a Roberto Maroni. Anche qui deve e può succedere quello che sembra destinato a succedere nel Lazio. In questi anni, al Pirellone, il Pd e la sinistra hanno denunciato insieme gli scandali della sanità lombarda e le infiltrazioni della ’ndrangheta. Insieme abbiamo fatto battaglie importanti come quelle per la diminuzione dei ticket sanitari e per la riduzione delle liste d’attesa. E, non bastasse, insieme abbiamo vinto in tanti Comuni lombardi. Qui non abbiamo mai litigato. Non c’è alcun motivo per dividerci proprio adesso».

C’è la rottura consumatasi a livello nazionale. E tra gli aderenti al Movimento Democratico Progressista (Mdp) c’è pure chi sostiene che Giorgio Gori, il vostro candidato alla presidenza della Regione, non ha mai chiesto un incontro per discutere faccia a faccia di alleanze e programmi.

«Questo non mi risulta. Le tensioni a livello nazionale le vedo anche io ma qui siamo in Lombardia e qui la classe politica del centrosinistra può costruire un progetto originale da mettere al riparo dalle turbolenze romane. Ripeto: qui in Lombardia non c’è alcun motivo che spieghi una separazione tra il Pd e la sinistra. Per questo lancio una proposta, un appello, a “Liberi e Uguali”: incontriamoci questa settimana, insieme allo stesso Gori, per confrontarci sui contenuti e sui progetti per un modello di Lombardia alternativo a quello del centrodestra. Sono sicuro che se andiamo sui contenuti, riusciamo a trovare l’accordo e a dare un segnale forte: il segnale di un centrosinistra lombardo capace di andare oltre le tensioni nazionali per costruire una coalizione larga e un progetto vincente per la Lombardia».

Lei parla di «progetto vincente» ma Maroni non sembra particolarmente preoccupato dalla vostra campagna elettorale.

«Sbaglia a non esserlo. O forse è distratto perché nutre ambizioni nazionali, vista la coincidenza con le Politiche».

Non è impopolare schierarsi contro l’accorpamento delle elezioni Politiche e Regionali, come sta facendo il Pd?

«Sull’election day deciderà il ministero dell’Interno e noi accoglieremo con serenità ogni decisione. Solleviamo, però, due punti. Dalla sanità ai treni, i temi regionali hanno una grande incidenza sulla vita quotidiana dei cittadini ma purtroppo non hanno lo stesso appeal mediatico dei temi nazionali. Accorpare le due consultazioni significa, allora, rinunciare a parlare di ticket sanitari, di liste d’attesa e di pendolari perché tutto viene schiacciato dal dibattito nazionale. Secondo punto: a maggio si possono accorpare Regionali e Amministrative».

Luigi di Maio, leader e candidato premier del Movimento 5 Stelle, è sempre più spesso a Milano e in Lombardia. Preoccupato?

«Penso che i Cinque Stelle abbiano un problema di notorietà del loro candidato governatore e questo significa che noi possiamo intercettare quella parte del loro elettorato che non vota sull’onda del rancore ma che invece è sensibile a temi importanti, temi nostri, quali l’ambiente, la mobilità sostenibile e la tutela del territorio. Ci rivolgeremo anche a loro».