Milano, 9 agosto 2017 - Addio a Dionigi Tettamanzi, l’arcivescovo dal «cuore grande». È «stato facile volergli bene», dice nel saluto monsignor Mario Delpini, il successore di Angelo Scola scelto da Papa Francesco, racchiudendo così la storia di questo «uomo mite e coraggioso» che ha gestito la Diocesi di Milano dal 2002 al 2011 raccogliendo la difficile eredità da Carlo Maria Martini. E il Duomo gremito di fedeli, cinquemila, ma anche di sacerdoti, oltre mille presenti alle esequie, è stata la dimostrazione plastica del suo dialogo sempre fecondo con la società civile, «figura all’altezza dei volti quotidiani», sostiene Ravasi, e all’interno della Chiesa ambrosiana. Viva la sua preoccupazione che ha segnato tutto il suo ministero: da pastore «lavorare per l’unità della Chiesa».

Senza dimenticare il dialogo interreligioso. La presenza di rappresentanti di diverse religioni, dagli ortodossi ai valdesi e mulsumani (per i quali aveva più volte chiesto un luogo di preghiera) l’ha testimoniato. «Se posso permettermi, credo che ci venga ancora un’ultima raccomandazione dal cardinale Dionigi e vorrei farmene voce. Forse vuole dirci quest’oggi: “Siete tanti, siete bravi, avete tante qualità, forse non avete tutte le qualità desiderabili, forse nessuno è perfetto. Però, ecco, una raccomandazione vorrei farvi: cercate di fare in modo che sia facile volervi bene”», è l’appello di Delpini. Mille sacerdoti, trenta vescovi e nove cardinali sono arrivati per l’addio all’arcivescovo emerito Dionigi Tettamanzi. Dal cardinale Angelo Bagnasco che lo sostituì come arcivescovo di Genova, a Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e Francesco Coccopalmerio, stretto collaboratore di Papa Francesco. Durante la celebrazione al momento dell’offertorio sono stati i sei pronipoti di Tettamanzi, preceduti da due sacerdoti, a portare le offerte al cardinale Angelo Scola. In prima fila il fratello di Tettamanzi, Antonio, e la sorella, Gianna. Accanto la storica collaboratrice Marina Oggioni. Dal lato opposto i rappresentanti delle istituzioni, dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina al sindaco Giuseppe Sala, al prefetto Luciana Lamorgese e al questore Marcello Cardona. Nell’omelia Scola ha ricordato quanto «il rapporto del cardinale Dionigi con la società civile ebbe un peso notevole. Si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme. Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre. Egli ha voluto essere un testimone fedele di Cristo teso a non perdere nessuno di quanti la Chiesa gli aveva affidato». Ma sempre con «il sorriso», «espressione di una umanità coraggiosa». Un «pastore amabile e amato», sono state le parole del Papa, che ha «testimoniato con gioia il Vangelo».