Milano, 8 agosto 2017 - Non solo  l’arcivescovo «degli ultimi» ma quello in grado di riuscire a parlare «con tutti». Non era un pubblico «monolitico» quello che ieri pomeriggio dalle 16 ha reso omaggio in Duomo al cardinale Dionigi Tettamanzi. Dell’arcivescovo emerito di Milano fra il 2002 e il 2011, Elisabetta Ziliotto, in fila dietro le transenne del sagrato dalle 14, ricorda «il messaggio potente all’insegna della solidarietà che abbracciò la città, senza lasciare nessuno escluso. Come quando aprì ai divorziati» ricorda, facendo riferimento alla celebre «Lettera agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione» che il cardinale scomparso sabato mattina scrisse nel 2008.

«Era molto amato dai milanesi», conferma la cantante lirica Anna Novelli, per 25 anni al teatro alla Scala: «Seguivo sempre con molto piacere le sue celebrazioni. Ricordo il suo approccio cordiale e senza boria. Scambiava volentieri due parole con tutti». Con Rolando Falsettini, insegnante di liscio, il cardinale arrivò a scambiare delle lettere redatte a mano in occasione delle festività, durante 12 anni di amicizia. Il 16 marzo dell’anno scorso scriveva all’amico: «Che il Signore doni abbondanti l’amore misericordioso di Dio e la gioia di una vita secondo il Vangelo». «Conobbi il cardinale attraverso la madre, ricoverata alla casa di riposo di Arosio. Da allora iniziammo a scambiarci delle epistole che per me sono la cosa più preziosa. Fu un vero principe della Chiesa. Gli feci anche un regalo che apprezzò molto: un’icona di San Dionigi che comprai in Austria». Per Andrea De Pace, ex studente di Teologia ora operatore sanitario, il merito del cardinale Tettamanzi fu l’invito a «vivere il ministero sacerdotale fra la gente, consumando la suola delle scarpe per diffondere il messaggio del Vangelo».

A dare un ultimo saluto in Cattedrale c’era anche un ateo dichiarato, Giampiero Borea, da Sanremo: «Sono a Milano per turismo e ho scoperto per caso che c’era la veglia in Duomo. Ma ho deciso di parteciparvi per rispetto del carisma del cardinale che ho conosciuto come arcivescovo a Genova, fra il 1995 e il 2002». A Fernanda Ravazzini piace ricordare quando fu nominato amministratore apostolico di Vigevano nel 2012. «Esordì andando a trovare i detenuti al carcere della mia città. Era capace anche di comunicare con gesti significativi, non solo con le parole» conclude.