Lodi, 10 novembre 2017 - Sette anni  di reclusione al vigile infedele. Il Tribunale di Lodi ha condannato in primo grado Sergio Broscritto, 53 anni, l’ufficiale del Consorzio di Polizia locale del Nord Lodigiano - comandante dei vigili di Zelo Buon Persico fino al 2014 - accusato di corruzione per un giro di false residenze a Tavazzano. Il pm Valentina Giammaria aveva chiesto per l’imputato la condanna a otto anni di reclusione. Broscritto, che è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, a cui è stato disposto il divieto di dimora nei Comune dell’Unione (Casalmaiocco, Cervignano, Merlino, Tavazzano e Zelo Buon Persico), dovrà pagare anche 25mila euro alla parte civile, il Consorzio per cui lavorava. Per la Procura di Lodi, l’ufficiale di Polizia locale, avrebbe omesso una serie di controlli indispensabili per certificare la residenza abituale di decine di brasiliani oriundi italiani a Tavazzano, nel 2016, e di aver per questo percepito un compenso fino a 200 euro a pratica, in almeno tre occasioni, dalla titolare di un’agenzia di Massalengo che seguiva i brasiliani.

Il nome di Broscritto era saltato fuori nelle intercettazioni telefoniche raccolte dalla Gdf di Lodi, nel corso delle indagini iniziate a fine 2015. Dalle indagini era emersa la collaborazione con l’agenzia di pratiche anagrafiche (la titolare ha patteggiato a 2 anni di reclusione) che avrebbe falsificato documenti e visite di controllo per far ottenere la residenza e la cittadinanza in Italia a persone di nazionalità brasiliana. Ogni persona per sbrigare la pratica versava fino a 6mila euro all’agenzia. Il sistema, solo nel secondo semestre 2016, aveva permesso il rilascio di 280 residenze fittizie e un giro d’affari di 2 milioni di euro l’anno.

Al vigile sono contestati tre episodi di corruzione. Uno solo però quello confermato dalle intercettazioni telefoniche. "Non ci sono riscontri del pagamento nei confronti dal mio assistito. Broscritto non ha intascato un centesimo. E poi, se avesse fatto davvero qualcosa di illecito, perché nessuno degli suoi superiori ha mai applicato misure disciplinari?", ha detto l’avvocato dell’imputato, Gioacchino De Luca, nella sua arringa difensiva. All’imputato è contestato anche un altro atto di corruzione per aver cancellato multe e fatto favori ai membri del clan Labate, di etnia rom, ma residente a Zelo da anni, anche loro finiti in manette.