Cavenago d'Adda (Lodi), 3 dicembre 2017 - ​«Ci sono tracce di diossina dove sorgeva il laghetto della discarica». Per il comitato No ampliamento discarica i veleni dell’impianto di Cavenago d’Adda avrebbero intaccato i terreni circostanti. La preoccupante novità è stata svelata dal presidente del Comitato, Mario Forti, durante l’assemblea pubblica che si è tenuta nella sala consiliare.

Crescono le preoccupazioni del Comitato intorno all’impianto di EcoAdda finito al centro di un’indagine della Procura di Lodi e della Forestale a marzo 2015. Per il Comitato l’area intorno alla discarica, che si affaccia sulla lanca di Soltarico, è a rischio disastro ambientale. «Le istituzioni non si sono mai interessate seriamente al problema: i vari presidenti della Provincia, da Foroni a Russo, non hanno fatto niente per evitare questa situazione che ha portato a gravi problemi – spiega il presidente Forti – I risultati sono evidenti: ci sono tracce di diossina sul terreno dove c’era il laghetto mentre nei pozzi nella frazione di Soltarico, controllati da Arpa, sono stati trovati valori anomali di ferro e manganese nell’acqua usata per irrigare i campi».

All’incontro dell’altra sera ha partecipato per la prima volta dal 2010 anche il sindaco di Cavenago, Sergio Curti.​ Un altro punto che preoccupa il Comitato è quello legato alla messa in sicurezza dell’area finita prima sotto sequestro della Procura, poi riaperta da aprile 2016 dal Tribunale del Riesame di Lodi. La società EcoAdda, proprietaria dell’impianto, è in liquidazione, e secondo il Comitato non sarebbe in grado di effettuare gli interventi per evitare il disastro ambientale. «Si rischia che i costi per la messa in sicurezza dell’impianto vadano a pesare sui cittadini. La società proprietaria della discarica, EcoAdda, è in liquidazione e si prepara alla chiusura. Per anni il Comune è stato in letargo».