Mariano Comense, 8 novembre 2016 - Ha scatenato una vera e propria bufera la predica di domenica di un sacerdote di Mariano Comense, don Alberto Vigorelli, apertamente anti leghista. Dal pulpito di Santo Stefano il parroco ha spiegato che non si può essere allo stesso tempo leghisti e cristiani. I sostenitori del Carroccio, naturalmente, non hanno gradito. Ad iniziare da Matteo Salvini, che ha inviato una lettera ai cardinali Angelo Scola e Beniamino Stella, rispettivamente Arcivescovo di Milano e Prefetto per la congregazione per il Clero per chiedere che "sia posto un argine alle intemperanze di don Vigorelli, sia attraverso una pubblica e chiara presa di distanze, sia allontanandolo dall'incarico di coadiutore parrocchiale a Mariano Comense".

Matteo Salvini, aveva già espresso il suo pensiero sulla vicenda attraverso i social network: "O siete di Salvini o siete cristiani. Così domenica un prete in provincia di Como, a messa, davanti ai bimbi che si preparano per la Prima Comunione. E intervistato al telefono, conferma tutto! Ma come si permette questo sacerdote di dare patenti di cristianità, insultando non solo me ma milioni di italiani? Episodio vergognoso, stavolta non lasciamo perdere". 

Il primo a tuonare contro il sacerdote era stato già lunedì l'ex sindaco leghista di Mariano, Alessandro Turati, che aveva indirizzato una lettera alla Comunità Pastorale di San Francesco, di cui don Alberto fa parte. Nel testo l'ex primo cittadino definisce le parole del prete preoccupanti, "soprattutto perché in chiesa erano presenti decine di bambini che stanno seguendo il percorso di avvicinamento alla prima comunione".

La frase incriminata, don Alberto, l'ha pronunciata come spiegazione alla lettura di un passo del Vangelo secondo - guarda caso - Matteo. "Ho avuto fame - recita il brano - e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto". Lo stesso religioso ha spiegato che dopo ogni lettura è solito fornire ai credenti qualche "esempio pratico". Nel caso specifico è stato, appunto, l'essere leghista. O meglio, il non esserlo, visto che le posizioni del Carroccio - secondo il sacerdote - sono apertamente in contrasto con il Vangelo. 

Già in passato la Lega ha avuto "incontri ravvicinati" con parroci della provincia di Como. Il primo è stato don Giorgio De Capitani, parroco di Rovagnate, le cui posizioni apertamente anti leghiste gli sono valse anche una denuncia per diffamazione. Il religioso definì il segretario leghista "sciacallo"