Terno D'Isola (Bergamo), 10 febbraio 2018 - Non c'è una biglietteria in stazione a Terno d’Isola, nemmeno una di quelle automatiche. La più vicina è dall’altra parte della provinciale, a mezzo chilometro di distanza. Non esiste praticamente neppure una sala d’attesa, quella che c’è è minuscola e il bar attiguo ha chiuso i battenti da tempo: i pendolari così non solo non sanno dove comperare biglietti e abbonamento, ma non hanno nemmeno un posto dove bere un caffè, leggere un giornale o ingannare l’attesa.

E di ingannare lunghe attese linea Bergamo-Carnate-Milano capita purtroppo spesso, quasi tutti i giorni. La linea è la maglia nera del servizio di trasporto ferroviario regionale, gli indici di qualità e di puntualità ogni mese sono tra i più bassi in assoluto di tutta la Lombardia e il bonus di risarcimento per viaggiare con lo sconto non compensa certo i disagi quotidiani. Ma ormai gli utenti sono quasi abituati, anzi rassegnati. Quando l’altoparlante gracchia che un regionale è stato soppresso e che sia il locale 10753 delle 7.13 per Bergamo sia il 10762 delle 7.35 per Milano «arriveranno con dieci minuti di ritardo» con il consueto «ci scusiamo per il disagio», nessuno ci fa caso. «Ecco e adesso chi lo spiega al mio capo che timbrerò di nuovo in ritardo», si limita a sussurrare un impiegato. Uno dei 23mila che ogni giorno prende una delle 50 corse che passano da qui. «Per fortuna che mia mamma mi ha già firmato la giustificazione per l’ingresso in ritardo a scuola, tanto ormai succede sempre così», gli fa eco una liceale. Quando finalmente il treno arriva in stazione è composto da cinque carrozze, ma di quelle a un piano, invece che dalle sei a due piani che dovrebbero essere garantite almeno durante gli orari di punta. A bordo ci sono però ancora posti a sedere, ma alla fermata successiva, quella di Calusco, qualche passeggero è costretto a rimanere in piedi, mentre a quella dopo ancora di Paderno d’Adda chi sale si accontenta di trovare spazio in corridoio, a Carnate di riuscire a infilarsi nello scomparto tra un vagone e l’altro.

Solo a Monza il convoglio comincia a svuotarsi. Intanto i dieci minuti di ritardo sono diventati prima un quarto d’ora, poi venti e alla fine trenta. Da Bergamo al capolinea di Milano Porta Garibaldi, un tragitto di una cinquantina di chilometri scarsi, c’è voluta un’ora e mezza, un viaggio a una media di poco sopra i 30 chilometri orari. Un ciclista ben allenato avrebbe impiegato lo stesso tempo, forse meno.

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