Claudio Benecchi, presidente del Varese, durante l'incontro con i tifosi
Claudio Benecchi, presidente del Varese, durante l'incontro con i tifosi

Varese, 18 luglio 2019 - È finita. Per la quarta volta. Il Varese calcio non si è iscritto all’Eccellenza e si trova ancora costretto a ricominciare - forse - da zero. Gli era già accaduto nel 1988 quando morì una prima volta dopo 78 anni (fu fondato nel 1910) di gloriosa storia, culminati persino in un settimo posto nella Serie A 1967-68. Poi la rinascita e due nuovi funerali, nel 2004 e nel 2014-15. Quando la tifoseria biancorossa potrà ancora avere una squadra da sostenere in un qualsiasi campionato di calcio non è dato sapere. L’epilogo è il logico finale di una stagione horror fatta di accumuli di debiti, promesse di rilancio diventate cenere, vertenze da pagare, incontri con il Comune finiti in una bolla di sapone. Protagonista (ma almeno ci ha messo la faccia fino all’ultimo) il presidente Claudio Benecchi, lasciato mano a mano solo a gestire una situazione precipitata per colpa di tutti. Tranne che per i calciatori e il tecnico Manuel Domenicali che in questa stagione disgraziata, al di là della salvezza, sono riusciti persino a conquistare la Coppa Italia di Eccellenza.

Cartina al tornasole dello sprofondo biancorosso è stata l’impossibilità di utilizzare lo storico Franco Ossola per disputare le partite di campionato e la richiesta di ospitalità al Viggiù (Seconda categoria!). E adesso quel titolo dato al sito “Varese Calcio - costruiamo il presente” suona come una presa in giro. La stagione degna di un film di Dario Argento ha avuto diversi momenti indegni dei colori e della storia del club. Da dove cominciare?

Magari dal 13 febbraio quando il Varese, dovendo disputare il match serale di campionato contro la Varesina, non si è presentato allo stadio perdendo così 0-3 a tavolino. E lasciando gli avversari, scesi dal pullman, ad attendere al freddo. O forse da quella sfida contro il Legnano a Viggiù con la constatazione che le due porte non erano delle stesse dimensioni. E con conseguente contorno di calciatori costretti a effettuare scavi nel terreno per elevare la traversa della porta irregolare alla misura regolamentare. E poi gli interessamenti di Fabrizio Berni. E l’annuncio in pompa magna dell’imprenditore Domenico Altomonte di un’operazione di rilancio (coinvolto l’ex portiere di Catania e Bologna, Sorrentino), salvo fare marcia indietro pochi giorni dopo. E i sette punti di penalizzazione con annessi 3.300 euro di multa. O, infine, l’inibizione al presidente Benecchi che, come in uno stanco ritornello, ha continuato ad annunciare fino alla fine un’operazione di coinvolgimento di imprenditori importanti.

Scenari finiti in nulla. Ora un’altra pietra tombale. A quando la risurrezione, magari con una partenza solo dalle categorie giovanili? Sembrerebbe scontato, ma la precondizione è che prima di tutto a prendersi carico della cosa sia qualcuno che ami il Varese e non l’immagine o la pecunia. Intanto l’1 agosto è prevista l’udienza fallimentare. Quel giorno il Varese potrebbe essere definitivamente morto.