Dario Paini con Eros Ramazzotti nel suo studio Isola
Dario Paini con Eros Ramazzotti nel suo studio Isola

Varese, 9 dicembre 2018 - Darryl Jones, bassista di Miles Davies, Sting, Rolling Stone, un giorno gli disse: «Tu prepari lo spazio per il suono». Ecco, questa è l’essenza del suo lavoro. Anche se «sulla carta d’identità ho dovuto mettere ingegnere. Ma sul mio biglietto da visita ho voluto scrivere: noise maker+silence seeker». Fare rumore e cercare il silenzio. Dario Paini da Varese di mestiere progetta studi di registrazione: Jovanotti, Gianna Nannini, J-Ax, Ramazzotti, tanto per gradire. Ma di strumentazione mastica ben poco. Lui progetta e costruisce la scatola. Tra architettura, acustica e design. «In uno studio c’è un microcosmo di requisiti altissimi dal punto di vista acustico ma dev’essere anche un posto dove fa piacere stare – spiega –. Fonico, produttore e musicista devono lavorare in un luogo con una qualità non solo sonora ma anche architettonica ed estetica». Una passione allevata fin dai tempi dell’università.

Una tesi su un software di simulazione acustica, il dottorato tra Italia e Copenaghen, e uno studio sull’acustica delle piazze. «Perché se vai a vedere dei concerti, in estate, o vai negli stadi o vai nelle piazze. E mi interessava capire se il contesto storico e architettonico potesse influire sulla qualità percepita del suono». In fondo, «la piazza è il salotto di una città, una grossa stanza con un soffitto fatto di cielo. È un luogo dove i rumori arrivano da tutte le strade e il risultato è uno strano accordo con uno strano suono, sempre diverso e sempre interessante». Il luogo perfetto non esiste. C’è quello che funziona meglio di altri: «La piazza della Riforma di Lugano, ad esempio, ha facciate non troppo alte e irregolari che permettono una buona diffusione. Mentre quella di Lucca, con la sua forma ellittica, può causare delle focalizzazioni nel rumore».

Il primo vero lavoro è arrivato 10 anni fa con Pino Pischetola, uno dei fonici più quotati in Italia, per i suoi studi Pinaxa: «Mi disse di volere uno studio che non sembrasse uno studio ma una living room, perché i musicisti devono sentirsi a casa. Così senti come sentiranno le persone che compreranno quel disco. Un ascolto meno chirurgico ma più realistico. Lezione che mi sono portato dietro sempre». Poi il passaparola nell’ambiente ha fatto crescere il lavoro. Sempre con lo stesso approccio: «Ogni volta realizzo qualcosa di inedito, soprattutto dal punto di vista estetico. Utilizzando materiali naturali come legno, stoffa, lana minerale, sassi, mattoni e pannelli riciclati». E sempre con lo stesso obiettivo: «Isolarsi dall’esterno e isolarsi verso l’esterno, il che significa fare una scatola nella scatola». Con un paio di limiti “fisici”. «Un’altezza di 2,4 metri non è abbastanza, la resa acustica sarebbe quella di una cabina del telefono. Servono almeno 3 metri». E poi «ci vuole un bel budget». E la strumentazione? Conta più della “scatola”? Paini semplifica la risposta: «Se hai un’auto, io ti do una buona strada e delle buone gomme. Se hai una Ferrari con gomme scadenti, vai fuori strada».

Per questo a lui si è rivolto Eros Ramazzotti per la sua Isola a Milano: «Mi ha chiesto una regia molto ariosa e luminosa – racconta Paini –. Durante le demolizioni della vecchia regia sono venuti fuori lucernai che ora danno una illuminazione naturale allo studio. Eros ha anche voluto due piccoli palchi dentro la regia, con lo stesso approccio di Peter Gabriel a fine anni Ottanta per eliminare la separazione tra musicista e produttore». Dario ha anche realizzato l’home studio di Jovanotti, progettato il design acustico del Padiglione Italia di Expo 2015, e appena finito gli studi di J-Ax, Fabio Gargiulo (Stato Sociale) e gli RCA della Sony. Sempre a Milano ha progettato LePark 1 e 2, il primo modello in Italia di coworking musicale dove gli artisti si incontrano, producono e suonano.