Leonardo Cazzaniga

Busto Arsizio (Varese), 23 giugno 2018 - I testimoni sono prodighi di particolari e racconti sulla tolleranza che la dirigenza del reparto di pronto soccorso e del presidio sanitario di Saronno accordavano a Leonardo Cazzaniga, al suo comportamento aggressivo e insultante (a volte a sfondo razzista) con gli infermieri e i soccorritori del 118, sul fatto che il medico prelevasse e assumesse ansiolitici dagli armadietti del reparto, sulla sua ostentata relazione con l’infermiera Laura Taroni, soprattutto sull’applicazione del “protocollo Cazzaniga”, farmaci in sovradosaggio somministrati a malati anziani e affetti da patologie plurime oppure pazienti oncologici, con conseguenze anche letali, minacce («Ti spacco la faccia»), definizioni grevi («Sei un gatto attaccato ai maroni, come un cactus spinoso»), un clima che inizia a farsi sempre più pesante dal 2011, quando inizia la storia di Cazzaniga con la Taroni. 

Il quadro esce dalla nuova sfilata di testi (quasi tutte infermiere) al processo in Corte d’Assise a Busto Arsizio al medico anestesista, ex vice primario del pronto soccorso di Saronno, accusato degli omicidi di undici pazienti in corsia e di quelli di tre familiari della Taroni. L’infermiera Tiziana Balzarotti sottoscrive una raccolta di firme collettiva e segnala la condotta di Cazzaniga a Raffaella Banfi, coordinatrice infermieristica, che a sua volte ne parla a Nicola Scoppetta, primario del pronto soccorso. «Scoppetta disse di stare tranquilla che ci avrebbe pensato lui». Vennero adottati provvedimenti? «Che io sappia no». «Scoppetta - dichiara l’infermiera Francesca Riva - mi rispose che Cazzaniga “era fatto così”. Non percepivo di essere ascoltata». La coordinatrice Banfi informa il primario Scoppetta, la dirigente del servizio infermieristico e il direttore medico del presidio sanitario di Saronno, Paolo Valentini.

Cazzaniga voleva alleviare le sofferenze dei pazienti o eliminarli? In un fulminante scambio di battute a tre, durato una manciata di secondi, che coinvolge una teste, il pm Maria Cristina Ria, il difensore di Ennio Buffoli, si compendia tutta la “filosofia” del dibattimento. «L’intento di Cazzaniga - dice quasi al termine della sua deposizione Tiziana Balzarotti - era quello di alleviare le sofferenze dei pazienti». Un assist prezioso per la difesa e un “pericolo” per l’accusa. L’intervento di entrambi è pressoché immediato. «Alleviare la sofferenze o sopprimere?», domanda l’avvocato Buffoli. «Alleviare le sofferenze», è la risposta. «Alleviare le sofferenze voleva dire accorciare la vita?», chiede il pubblico ministero. La risposta è affermativa. È un punto cruciale, il “cuore”, il crinale sottilissimo lungo il quale si gioca il processo.