Laura Taroni
Laura Taroni

Saronno (Varese), 16 gennaio 2020 -  "La sentenza è da ritenersi nulla in quanto la Corte d'Appello di Milano ha ammesso di aver dimenticato 13 pagine nella motivazione depositata il 30 novembre, contro le quali non è stato possibile ricorrere". È questo uno dei motivi principali del ricorso in Cassazione con cui la difesa di Laura Taroni, l'ex infermiera del Pronto soccorso di Saronno, chiede l'annullamento della sentenza con cui i giudici di secondo grado hanno confermato la condanna a 30 anni di reclusione per la donna.

Il ricorso è stato depositato due giorni fa, allo scadere dei termini, dagli avvocati Cataldo Intrieri e Monica Alberti che hanno sollevato davanti alla Suprema Corte la questione delle 13 pagine mancanti delle motivazioni della sentenza. Questione per la quale i giudici milanesi il 23 dicembre scorso hanno notificato un provvedimento con cui è stata fissata per il prossimo 22 gennaio un'udienza per procedere alla 'correzione' di questo che hanno ritenuto "un errore materiale" e quindi inserire i fogli non stampati che comunque sono stati allegati alla convocazione. Tale procedura è stata definita "inaccettabile" dai legali di Laura Taroni. "È un fatto senza precedenti - ha dichiarato l'avvocato Intrieri - il codice non ammette la correzione dell'errore materiale in circostanze come queste". In più, ha aggiunto, "qualora la Corte modificherà la motivazione alla sentenza, presenteremo un altro ricorso" sempre in Cassazione. In alcune delle 13 pagine mancanti nelle motivazioni del giudizio d'appello, come riporta l'impugnazione degli avvocati Intrieri e Alberti, si affronta una questione fondamentale: il rigetto della richiesta di una nuova perizia psichiatrica che, secondo i legali, "avrebbe permesso di valutare la condizione psichica della nostra assistita". I difensori dell'ex infermiera, inoltre, nel loro atto di impugnazione affermano che nella "sentenza di secondo grado vi sono errori logici nella motivazione dei due omicidi imputati" all'infermiera in riferimento al "non aver dissolto i dubbi sulla sua volontà di uccidere".

Taroni è accusata di aver ucciso madre e marito insieme a Cazzaniga, il medico che, con altri, è a processo davanti al Tribunale di Busto Arsizio anche per l'omicidio del suocero della donna e di altri 11 pazienti del Pronto soccorso morti, secondo l'ipotesi accusatoria, in seguito alla somministrazione a loro insaputa di farmaci anestetici e sedativi. Per i difensori di Taroni - è riportato nel ricorso in Cassazione - le consulenze farmacologiche firmate dagli esperti nominati da Leonardo Cazzaniga avrebbero dimostrato che "non esiste correlazione certa tra la somministrazione di farmaci e la morte". Gli avvocati, sempre nel ricorso, sostengono come Taroni per circa due anni abbia somministrato al marito medicinali "perché dormisse e non la costringesse a subire atti sessuali indesiderati", ma che ogni qualvolta questi si era sentito male, "di averlo portato immediatamente in ospedale".