Ha infranto la barriera. Piardi primo italiano ad arbitrare al Sei Nazioni: "Una vittoria per tutti»

Dirigerà la sfida tra Irlanda e Galles: "Spero di portare fortuna alla Nazionale"

Piardi primo italiano ad arbitrare al Sei Nazioni: "Una vittoria per tutti"

Piardi primo italiano ad arbitrare al Sei Nazioni: "Una vittoria per tutti"

Toccherà a un bresciano, Andrea Piardi, rompere un tabù nel rugby mondiale. Nell’edizione 2024 del Sei Nazioni, in programma a partire da oggi, ci sarà finalmente anche un arbitro italiano. Non era mai successo, accadrà per gradi: Piardi, 31 anni, sarà il quarto uomo a Roma per Italia-Inghilterra di domani, poi dirigerà il 24 febbraio Irlanda-Galles e diventerà il primo dei primi tra i nostri connazionali. Settimana scorsa è stato a Londra con tutti gli altri arbitri che dirigeranno gli incontri, nei quali ci sarà sempre un direttore di gara differente. Dulcis in fundo, lo stesso Piardi sarà assistente per Inghilterra-Irlanda del 9 marzo.

Quali sono le sensazioni a un passo dal grande evento?

"Alla partita che dovrà dirigere manca un bel po’, quindi non ci sto ancora pensando. Intanto nel raduno effettuato a Londra ci siamo confrontati sulle partite che andremo ad affrontare. Poi, una volta sotto data, comincerò a pensarci".

Sapere quale gara dovrà fare con un certo anticipo è un vantaggio importante?

"Aiuta molto nella preparazione della partita. Intanto ora farò da quarto uomo la gara di Roma, quindi tornerò ad arbitrare nella Serie A Elite e nella United Rugby Championship. Solo successivamente avrò la sfida del Sei Nazioni".

Cosa significa questo passo per gli arbitri italiani?

"Tempo fa avevo parlato coi nostri responsabili, verso la fine del Mondiale ad ottobre. Pensavo che questo riconoscimento potesse arrivare l’anno prossimo, in realtà è stato anticipato. Da parte mia sono estremamente contento. L’ho saputo 3-4 giorni prima che diventasse ufficiale".

Come ha cominciato a fare l’arbitro di rugby?

"La mia carriera inizia quasi per caso. Io giocavo con Gianluca Gnecchi, che sarà il mio assistente. Faceva già l’arbitro e intanto giocavo al Rugby Brescia in Under 23. Ho cominciato a fare l’uno e l’altro, dirigendo le partite dell’Under 14. Parliamo del 2011. Ho esordito poi a livello nazionale nel 2017 e sono diventato internazionale tra il 2018 e il 2019. Per due-tre stagioni ho fatto il giocatore-arbitro, dirigevo il sabato e giocavo la domenica. Alla fine mi sono dedicato all’arbitraggio, anche perché non puoi arbitrare i seniores finché sei tra i “derogati“. Andava quindi fatta una scelta".

Il periodo della doppia carriera ha avuto effetti benefici una volta presa una strada sola?

"Decisamente. Prima di tutto perché quando giocavo non conoscevo bene il regolamento. Molti fischi non avevo idee del perché arrivassero. Mi ha permesso di avere una visione più completa".

Cosa significa arbitrare nel Sei Nazioni?

"È il torneo più importante al mondo. Io ho iniziato a giocare a 7 anni e da allora è sempre stato nell’immaginario il torneo più difficile, quello con più seguito".

Un arbitro italiano al Sei Nazioni può aiutare anche un movimento la cui nazionale ha avuto delle difficoltà?

"All’interno del movimento non c’è la percezione di una fase calante in senso generale, certamente le vittorie aiutano e nell’ultimo periodo ne sono arrivate più dal femminile che dal maschile. Il nostro sport rimane molto seguito, con delle zone d’Italia in cui c’è maggiore presenza. Ma non vedo una percezione in termini discendenti del movimento. Viviamo in una nazione prettamente calcistica, il 90% dell’interesse viene monopolizzato da quello sport e rende più complicata la diffusione degli altri".

Sicuramente vi aiuterà come categoria arbitrale.

"Siamo riusciti a rompere una barriera che era lì da 25 anni e questo può motivare i ragazzi a dare sempre il meglio in campo. Credo sia stato importante per me e i colleghi, perché anche la Federazione si è spesa molto ed era molto contenta. Negli ultimi anni il livello della nostra Serie A Elite è cresciuto, anche quello arbitrale e in parallelo l’introduzione del TMO, che prima c’era solo nella fasi finali e ora in tutte le partite, ha dato una spinta importante. Aiuta i ragazzi ad approcciarsi anche all’URC, a non essere troppo distanti dai maggiori tornei internazionali".