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2 mag 2022

Morto Ivica Osim, il funambolo di Sarajevo allenatore dell'ultima Jugoslavia

Soprannominato lo Strauss di Grbavica per la sua elegenza in campo, da giocatore arrivò in finale agli Europei del 1968 persi contro l'Italia

michele mezzanzanica
Sport
epa09921918 (FILE) - Japan's coach Ivan Osim waits for the opening kickoff of his team's opening round Asian Football Cup match against Vietnam in Hanoi, Vietnam, 16 July 2007 (reissued 02 May 2022). Osim passed away on 01 May 2022, a few days before his 81st birthday. He had been appointed head coach of Japan�s national team in 2006 before leaving the post after suffering a stroke late in 2007.  EPA/JULIAN ABRAM WAINWRIGHT
Ivica Osim nel 2007, quando allenava il Giappone

E’ morto all’età di 81 anni Ivica Osim, ex giocatore e allenatore di calcio, uno degli ultimi grandi personaggi – non solo sportivi – della Jugoslavia che fu.

Nato a Sarajevo nel 1941, era un bosniaco di famiglia croata, che sposò una donna bosgnacca (mussulmana). Un perfetto esempio di quel melting pot che era la Jugoslavia socialista, la città di Sarajevo in particolare. Non è un caso che dal 1992, anno in cui scoppiò la guerra civile, Osim non mise più piede in quello che fu il suo Paese.

Paese che portò a un passo dal titolo europeo, da giocatore, perdendo la doppia finale contro l'Italia padrona di casa nel 1968 (ma lui saltò entrambi i match perché infortunato), dopo aver eliminato gli inglesi campioni del mondo in carica in semifinale. Paese che guidò da allenatore ai Mondiali del 1990, ancora in Italia, l’ultimo grande torneo internazionale di calcio giocato dalla Jugoslavia unita. Quella squadra di giovani talenti, plasmati da chi a suo tempo fu un centrocampista dai piedi buoni e mago del dribbling, si fece strada e arrivò fino ai quarti di finale, eliminata solo ai rigori dall’Argentina di Maradona.

Osim si è spento ieri a Graz, in Austria. Le sue condizioni di salute erano state compromesse nel 2007, quando fu colpito da un ictus che tra l’altro lo costrinse a lasciare la guida della Nazionale giapponese che allenava dall’anno precedente. A Sarajevo aveva legato il suo nome allo Željezničar , la seconda squadra della città, il club dei ferrovieri espressione del quartiere di Grbavica. Il  suo soprannome era infatti ‘Strauss di Grbavica’, per l’eleganza danzante sul terreno di gioco, in particolare per una speciale finta che era diventata il suo marchio di fabbrica. Un giocatore geniale, un allenatore carismatico, uno jugoslavo oltre la Jugoslavia.

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