Rachele Somaschini, foto ufficio stampa
Rachele Somaschini, foto ufficio stampa

Milano, 29 maggio 2019 - Rachele Somaschini è molto più che una semplice pilota. Nata a Milano nel 1994, condivide con papà Luca la passione per i motori ma soprattutto è l’esempio lampante di come, nella vita, i sogni si possano realizzare. Sempre e comunque. Anche quando si è affetti da una malattia come la fibrosi cistica: “Vent’anni fa l’aspettativa di vita di persone con la mia malattia era la metà di quella di oggi - ammette Rachele - io non avrei dovuto superare la maggiore età… Ogni malato è diverso, dipende da genetica e fortuna”.

Di certo la sua è una di quelle storie a lieto fine da raccontare e tramandare, soprattutto per chi ogni giorno pensa di non potercela fare: “Io ho realizzato i miei sogni mentre altri purtroppo non hanno neanche le forze di fare le scale - prosegue ancora - la fibrosi cistica è una malattia imprevedibile, può sconvolgere tutto da un momento all’altro. L’anno scorso un maledetto batterio mi stava rovinando tutto. Vivo momento per momento, dando il massimo”.

Donne e motori, davvero sono solo gioie e dolori? “Purtroppo è un mondo dove siamo ancora troppo poche e non considerate più di tanto. Piano piano bisogna uscire da questo schema mentale, con modi di dire come il famoso ‘donna al volante pericolo costante’”. Come fare? “Essere donna in un mondo maschile può essere un vantaggio, perché desta scalpore e quindi attenzione ma dall’altro lato è un boomerang. Se non ottiene risultati tutto si ritorce contro”.

Gli inizi di Rachele Somaschini? “Io ho iniziato vedendo l’obiettivo molto lontano, a causa della mia malattia. Mai avrei pensato di farcela. Per me è una doppia vittoria. Io devo sempre cercare di rispettare prima di tutto il mio fisico. Mio papà mi ha fatto crescere in questo ambiente. Posso dire di avercelo sempre avuto nel sangue. Da piccola giocavo con le hot wheels e non con le barbie”.

Poi il recente Rally di Monte-Carlo, una tappa del mondiale “dei grandi”: “Era un sogno nel cassetto - la sua ammissione - mai avrei pensato di realizzarlo. Si poteva fare meglio ma io volevo arrivare sul palco finale. Le condizioni di gara con ghiaccio e neve erano proibitive. Ho fatto una scelta conservativa e sono soddisfatta. Per quanto riguarda la nuova stagione sto aspettando risposte, ma dovrei ripetere il campionato italiano rally”. Al volante della Citroen DS3 R3T della scuderia RS Team, la giovane pilota di Cusano Milanino ha messo a dura prova se stessa lungo i 1.367 km di percorso, vincendo anche stavolta la sfida personale e contro la malattia di cui è affetta sin dalla nascita. Ed è proprio la malattia la sua compagna di viaggio, perché l’attenzione che costantemente Rachele dedica ad iniziative come questa è imprescindibile per il suo obiettivo: sensibilizzare e diffondere la conoscenza sulla fibrosi cistica e raccogliere fondi da destinare alla ricerca sulla malattia genetica grave più diffusa nel nostro Paese. 

Dopo una piccola parentesi con motard e motocross a 18 anni, la patente della macchina e la licenza sportiva le hanno spalancato le porte delle grandi manifestazioni. L’ultima, in ordine cronologico, la mitica Targa Florio. Assieme a Chiara Lombardi, la loro Citroen DS3 R3T della scuderia RS TEAM SSD preparata da Sportec Engineering e gommata Hankook Competition. Ha chiuso al terzo posto il Campionato Italiano Due Ruote Motrici mandando in estasi il pubblico di Termini Imerese: “Solo vivendo la Targa Florio si può comprendere quanto la leggendaria “cursa” sia unica e spettacolare” ha tagliato corto Rachele. Unica e spettacolare, proprio come lei.