Bolzano, 18 febbraio 2021 - La squalifica di Alex Schwazer era illegittima perché il marciatore non ha mai commesso il fatto. Cioè non ha mai fatto uso di doping. Ci sono voluti ben cinque anni, diverse perizie, tante carte bollate, un procedimento al tribunale di Bolzano e indicibili sofferenze per scrivere definitivamente la parola "fine" su una vicenda che a tratti ha ricordato la tragedia del ciclista Marco Pantani. Già, perché prima di essere finalmente dichiarato innocente, il marciatore Alex Schwazer ha dovuto sopportare accuse che potrebbero davvero mettere ko qualsiasi sportivo e farlo capitolare anche e soprattutto dal punto di vista personale.

Positivo al doping

Nel 2016, all'età di 32 anni, l'atleta nato a Vipiteno era stato trovato positivo ai controlli antidoping. Di nuovo. Dopo la squalifica per lo stesso motivo che lo aveva tenuto lontano dalle gare dalla vigilia delle Olimpiadi di Londra sino al 29 aprile 2016. Proprio in quell'anno e poco prima dei Giochi olimpici di Rio de Janeiro, ecco una nuova mazzata: Alex Schwazer viene di nuovo trovato positivo ai controlli, proprio dopo aver ottenuto la qualificazione a cinque cerchi. La squalifica questa volta è di otto anni. Carriera praticamente finita. Con ignominia, peraltro.

L'archiviazione

Il marciatore azzurro afferma la propria innocenza in ogni sede, ma senza successo. Ora ecco la decisione del tribunale di Bolzano: archiviazione per non aver commesso il fatto. Una archiviazione pesantissima e assordante, che getta nuove ombre su tutta la vicenda, visto che il giudice ritiene "accertato con alto grado di credibilità" che i campioni di urina esaminati nel 2016 furono alterati per far risultare l'atleta positivo.

Come Pantani

Spettri che riportano alla memoria quanto sarebbe accaduto, ormai è acclarato, nel caso di Marco Pantani. Qualcuno voleva fermare lui come voleva fermare Alex Schwazer. Non si sapranno forse mai i reali motivi, ma se nel primo caso la giustizia è arrivata troppo tardi almeno l'immagine del marciatore è stata riabilitata. Rimane da capire chi e come potrà risarcirgli gli ultimi anni di patimenti.