La forza del Destino alla Scala: la sfida scenografica di Federica Parolini

Federica Parolini racconta la complessità di portare in scena La forza del Destino alla Scala, tra ciclicità del tempo e scenografie innovative.

Uno dei bozzetti di scena, del terzo atto, firmati da Federica Parolini

Uno dei bozzetti di scena, del terzo atto, firmati da Federica Parolini

Il destino muove tutta la vicenda: insegue e viene inseguito dai personaggi, in un arco temporale non lineare, con buchi, mesi, anni di distanza. La scenografa Federica Parolini racconta la sfida di portare sul palcoscenico della Scala La forza del Destino.

Come l’avete affrontata?"Studiando tutto molto bene. La guerra è sempre presente, sin dal primo atto: fa da sfondo alla vicenda. La prima intuizione è stata quella di raccontare la ciclicità del tempo, che passa e ritorna: lo abbiamo dilatato ancora di più, lungo quattro secoli. E abbiamo pensato a questa “ruota del destino“, una struttura di ferro, con un perno centrale girevole e un anello più stretto. C’è il fato, di greca memoria, ma le storie dei personaggi sono incastonate nella storia più grande".

Dal Settecento al 2000, passando dalla Grande Guerra"Il lavoro di ricerca documentale è stato enorme per dare alle azioni e alle parole contesti coerenti e pertinenti. Il dialogo con le maestranze è stato straordinario. Abbiamo raccontato la rivoluzione negli anni e nelle stagioni per restituire, alla fine, un messaggio di speranza. Ci siamo riferiti a un immaginario, a pittura e incisioni, all’architettura storica, creando grandi quadri e scene concrete: lo spazio continua a svuotarsi e a riempirsi. Per la prima guerra mondiale abbiamo pensato a un’unica trincea, senza soluzione di continuità, la fotografia ci riporta alla realtà, senza fronzoli epici. Arriviamo ai nostri giorni, restano le macerie attorno a Leonora, come una sorta di “Ground zero“".

Come sono i cambi di scena?"Vorticosi. Compare sempre qualcosa di diverso: gli arredi e l’attrezzeria definiscono il tempo in cui siamo, ma per arrivare a una sintesi. Fondamentale anche la presenza degli alberi, che sono come il via e segnano il passare del tempo e delle stagioni. Leonora ci svelerà il meccanismo di questa ruota che prenderà a girare, mossa dal destino".

Opera poco rappresentata perché difficile, frammentata: mai avuto momenti di scoramento?"Sì, ma poi si trovava una soluzione, capivi. L’idea della messa in scena lungo quattro secoli è stata determinante per rendere più comprensibile la storia e abbiamo sempre avuto una priorità: la musica. Noi diamo griglie, strutture, ma tutto deve essere a favore della musica in un’opera".

E per questo il maestro Riccardo Chailly vi ha ringraziati: non è scontato"La messa in scena deve andare con la musica, non contro la musica: questo costringe a curare nei dettagli un pensiero solido, a progettare pensando a intervalli e tempi".

Pronti alla Prima?"Sì. Sono felice e onorata. La vivo con un grande senso di responsabilità ed è bello che venga diffusa in città: è un rito collettivo".