Con il dialetto l’offesa è più morbida

A un certo punto della partita il Carletto seduto al bar assieme ad altre persone davanti al teleschermo che...

A un certo punto della partita il Carletto seduto al bar assieme ad altre persone davanti al teleschermo che mostrava un acceso scontro tra la sua squadra del cuore e l’acerrima rivale di sempre, si è assai arrabbiato contro un giocatore attaccante della compagine da lui tanto amata: "Ma quel lì l’è propri un brutt pampalüga". Cosa aveva fatto di tanto grave quel povero calciatore? Aveva sbagliato un goal quasi ormai già fatto “ciccando“ la palla a due metri dalla porta avversaria vuota. Coerenti sono stati quindi gli improperi contro il goleador mancato. A dir la verità però anche se urlato con intonazione violenta, l’improperio adoperato dal Carletto è parso piuttosto lieve: una morbida offesa. Ha dato al calciatore del “pampalüga“. È questo un termine, un tempo assai usato in particolare in Brianza, nel Lecchese e sul Lario. Significa “babbeo“, “incapace“, “frescone“. Vista l’arrabbiatura forte espressa si può dire che Carletto avrebbe potuto cadere in insulti molto più pesanti. Mi ricordo che questo appellativo era spesso usata anche da mio padre quando mi rimproverava, sempre senza usare verbale violenza, quando ne combinavo qualche burichinata, oppure tornavo a casa da scuola annunciando voti insufficienti. Riconosco ancora adesso, a tanti anni, che quel “pampalüga“ che mi veniva appioppato era veramente cosa morbida. Ecco quindi che il rimprovero adoperato dal Carletto mi parve non del tutto “in palla“, essendo pure io grande tifoso della sua squadra del cuore. A sostenere ancor più la mia sorpresa per quell’insulto così soffice mi sorregge Francesco Cherubini che nel suo dizionario del dialetto milanese dice che “pampalug“ (così lo chiama lui) significa "uomo piacevole e buon compagno": tutto al contrario quindi. Secondo Gianfranco Scotti, grande cultore del dialetto, “pampalüga“, viene dal veneto “fanfaluca“ che a suo volta copia il latino “fanfaluga“ (bolla d’aria). Dunque si tratta sempre di cosa soffice, tenera. Quindi alla fine della fiera Carletto ha proprio sbagliato.

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