Cervo Zombie, la malattia misteriosa che fa paura. Può trasmettersi all’uomo?

Le ricerche del Besta di Milano provano a far luce sulla Cwd, la cui origine non è stata completamente compresa. Il ricordo della “mucca pazza”

Il ricercatore del Besta Fabio Moda studia la "malattia del cervo zombie"

Il ricercatore del Besta Fabio Moda studia la "malattia del cervo zombie"

Milano, 27 febbraio 2024 – L’inquietante nome “malattia del cervo zombie”,  ben descrive il comportamento dei quadrupedi che ne sono affetti: un graduale degenerazione delle cellule cerebrali che rallenta i processi cognitivi e motori degli animali colpiti, fino ad annientarli.

L’esperto

L’acronimo scientifico, Cwd, è ben più anonimo, mentre in parte misteriosa risulta l’origine, non del tutto compresa dai ricercatori. Quanto alla possibilità di trasmissione della malattia agli esseri umani, “non ci sono prove che suggeriscano una potenziale zoonosi". Lo sostiene Fabio Moda, ricercatore dell'Irccs Istituto neurologico Besta di Milano, unico ospedale italiano ad occuparsi di questa patologia con l'Istituto veterinario norvegese (Oslo) e con la University of Life Sciences. 

Trasmissione all’uomo

Il contagio ha destato l'interesse dei media in questi giorni in seguito alla scoperta di malattia in 800 cervi e alci nel solo Stato del Wyoming, notizia ritenuta "un campanello d'allarme pubblico" negli Usa. Al momento non ci sono evidenze che indichino che la patologia ha il potenziale per contagiare l'uomo. Perché dunque occuparsene? "Esiste la possibilità che tracce di prioni associati alla Cwd possano essere presenti nella carne destinata al consumo umano e che solo con le piattaforme di amplificazione attive all'Istituto Besta sia possibile rilevarle", evidenzia Moda.

Come si manifesta

Il deperimento cronico del cervo è un'encefalopatia spongiforme trasmissibile causata dai prioni, proteine mal ripiegate in grado di alterare la forma di varianti normali della stessa proteina: il loro accumulo nel cervello causa una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale. La patologia rende i cervidi sbavanti, letargici ed emaciati, provocando uno sguardo vuoto per il quale è appunto conosciuta con il nome di malattia del cervo zombie.

Il rischio saliva

I prioni contenuti nella bava dell'animale potrebbero passare da un animale all'altro, e anche tra cervidi e ovini, tramite sangue o saliva. I prioni sono noti anche per essere responsabili di altre condizioni come l'encefalopatia spongiforme bovina, comunemente conosciuta come morbo della mucca pazza.

Dove è stata riscontrata

Non solo Stati Uniti, anche in Europa la malattia del cervo zombie è nota e presente, sottolineano dall'Irccs: nel 2016 è stata diagnosticata per la prima volta in Europa in una renna norvegese e da allora i casi di Cwd sono stati identificati anche in renne, alci e cervi in Norvegia, Svezia e Finlandia.

Lo studio milanese

Al Besta il gruppo di lavoro guidato da Moda studia da tempo la patologia. Il ricercatore biotecnologo della Struttura complessa di Neurologia 5 e Neuropatologia diretta da Bianca Pollo è coinvolto in prima linea in vari progetti, finanziati in parte dal Norwegian Research Council, che mirano a utilizzare piattaforme analitiche altamente sensibili dell'istituto per lo studio della Cwd. Insieme ai colleghi esperti di prioni Federico Cazzaniga e Giuseppe Bufano, il team si concentra sulla distribuzione del prione Cwd nei tessuti periferici dei cervidi e sulla possibile trasmissione della malattia ad altri animali, in particolare agli ovini che condividono le stesse aree frequentate dai cervidi malati. Moda collabora attivamente con Sylvie L. Benestad dell'Istituto veterinario norvegese (Oslo) e con Cecilie Ersdal e Michael Tranulis della University of Life Sciences norvegese, proprio per studiare queste patologie