Roberto Castelli presenta il suo nuovo partito: “Il Nord è abbandonato ma si pensa al Ponte sullo Stretto”

Nasce il Partito Popolare del Nord. L’ex ministro della Giustizia ha lasciato la Lega a settembre: «Salvini ha tradito per le sue ambizioni politiche. Va fermato il nuovo assistenzialismo”

Roberto Castelli e il partito Popolare del Nord
Roberto Castelli e il partito Popolare del Nord

Milano, 30 novembre 2023 – Si chiama Partito Popolare del Nord - Autonomia e Libertà. Roberto Castelli, figura storica del Carroccio, ex ministro della Giustizia, lo scorso settembre ha lasciato la Lega per Salvini premier per fondare un nuovo soggetto politico. Richiamo agli ideali storici della Lega di Umberto Bossi, ma senza nostalgie di reduci. Grande obbiettivo comporre e federare la galassia di gruppi che non hanno mai riconosciuto la Lega salviniana.

Castelli, cosa l'ha spinta a ridiscendere in campo?

“Vivevo un malessere a cui ho cercato di resistere, ma non ci sono riuscito. Pensavo di passare gli anni che avevo davanti dedicandomi ai miei hobby e ad altre cose. Vedevo però vanificarsi quello per cui aveva lottato per tutta la vita. Oggi il Nord non ha più rappresentanze. Siamo abbandonati a noi stessi. Nessuno porta avanti le nostre istanze, nessuno parla più dei nostri problemi. Il mio è stato un percorso. Prima il fortissimo disagio nel vedere gli ideali della Lega completamente abbandonati. Poi il tentativo di lottare dall'interno. Quando mi sono reso conto che non era possibile, ho lasciato”.

Oggi cosa sta accadendo?

“Viene avanti un nuovo assistenzialismo. Al Sud, in questi giorni, il numero dei pensionati ha superato quello dei lavoratori. Sulle strade rimaniamo imbottigliati in code paurose, chilometriche, ma in compenso facciamo il ponte sullo Stretto di Messina. Senza parlare dei valori identitari che vanno difesi”.

Il nome, Partito Popolare del Nord.

“Premesso che non veniamo dal nulla. Siamo partiti dall'associazione Autonomia e Libertà e siamo passati al partito. Vogliamo essere il sindacato del Nord. ‘Popolare’ perché richiama sia la questione identitaria sia l'articolo 1 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo. Un articolo che mi è sempre piaciuto molto”.

Gli ideali sono quelli storici della Lega di Bossi: questione del Nord, autonomia, federalismo.

“Sicuramente. Precisiamo: la nostra non è una operazione nostalgica tipo 'formidabili quegli anni'. Non siamo con la testa rivolta al passato. Vogliamo essere ben calati nella realtà. I problemi del Nord rimangono e vanno risolti. Il Nord ha il Pil più alto, è l'unica area italiana che regge la globalizzazione. Un paradosso: il Nord è forte ma subisce. Allora autonomia e federalismo ma declinati in chiave moderna”.

Come vi ponete nei confronti del Comitato Nord di Bossi, dei militanti rimasti fedeli alla Lega Nord ?

Parliamo con tutti. Credo che il punto fondamentale, a cui dobbiamo assolutamente puntare, è quello di riunire in una federazione tutti i gruppi che oggi sono presenti tra Lombardia, Veneto, Piemonte. Ce ne sono a decine. Inutile che parlino fra di loro e basta. Se invece si unissero, formerebbero una forza politica di un certo livello: dallo 0, alla speranza, magari, di arrivare al quorum per le Europee”.

A oggi dove siete rappresentati?

“Siamo forti in Lombardia, ma abbiamo addentellati con tutte le regioni del Nord. Non veniamo dal nulla. Abbiamo alle spalle due anni di lavoro con Autonomia e Libertà”.

Ha davanti Umberto Bossi. Il vostro è un antico legame, politico e di amicizia. Cosa vorrebbe dirgli?

“Bossi è in una situazione molto particolare. E' un senatore della Lega. Più di tanto non può fare. Gli direi di stare a vedere cosa facciamo”.

Ha davanti Matteo Salvini.

“A Salvini dico che ha tradito il Nord per sue ambizioni politiche”.