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13 nov 2021

L'Isis minaccia ancora Di Maio e diffonde la sua foto. Gli 007: "Segnale preciso"

Il delirio: ''Proclameremo il califfo con pallottole e munizioni" e ''irromperemo nelle vostre sale conferenze. Terrorizzare gli infedeli è un ordine divino''

MARIO DRAGHI, ABDELHAMID DABAIBA PRIMO MINISTRO LIBICO, LUIGI DI MAIO MINISTRO
Il ministro Luigi Di Maio alla conferenza di Parigi sulla Libia

A distanza di quattro mesi dalle minacce al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, la rivista dell'Isis Al Naba torna a prendere di mira Roma e lo stesso titolare della Farnesina. Sul periodico sono infatti apparse altre frasi intimidatorie, accostate al riferimento alla conquista di Roma. In questa occasione, però, c'è un elemento inedito e ancora più inquietante: per la prima volta viene diffusa anche la fotografia di Di Maio, ritratto nella plenaria del vertice della coalizione anti-Daesh del giugno scorso nella Capitale, accanto al segretario di Stato Usa Antony Blinken.  In ambienti della sicurezza la diffusione della foto viene considerata un chiaro segnale ''minatorio'' nei confronti di Di Maio. La circostanza viene definita ''molto preoccupante''.  L'articolo dal titolo, 'Perché il Califfato li spaventa!', è pieno di passaggi inquietanti: ''Proclameremo il califfo con pallottole e munizioni'', ''irromperemo nelle vostre sale conferenze'', ''Terrorizzare gli infedeli è un ordine divino''.

"Sono vicino a Luigi Di Maio per le nuove, gravissime minacce ricevute dai terroristi  ISIS. Non ci fanno paura: il suo impegno, al servizio del Paese e della stabilità internazionale, non sarà scalfito da atti intimidatori. Chi tocca Luigi tocca ognuno di noi". A scriverlo su Twitter è Giuseppe Conte, presidente M5S. Il ministro era già stato oggetto a luglio di attacchi analoghi, dopo aver copresieduto per la prima volta a Roma con il segretario di Stato americano Antony Blinken la riunione ministeriale della coalizione anti Daesh. Il settimanale dell’ Isis al Naba aveva pubblicato alloraa un articolo di minacce nei confronti dell’Italia e del ministro degli Esteri, nel quale si leggevano precise minacce personali e al Paese.

 “Il dossier più pesante e importante sul tavolo dell’alleanza dei crociati a Roma - scriveva Daesh - è l’Africa e la regione del Sahel. Il ministro degli Esteri italiano ha ammesso che non basta combattere lo stato islamico in Iraq e Siria, ma bisogna guardare altre regioni in cui è presente, sostenendo che l’espansione dello stato islamico in Africa e nel Sahel desta preoccupazione e proteggere le coste europee significa proteggere l’Europa”. “Non è un caso - continuava il giornale - che i crociati e i loro alleati si incontrino nella Roma crociata e non c’è dubbio che i timori di Roma siano giustificati, poiché è ancora nella lista dei principali bersagli dei mujahidin. I mujahidin dell’ Isis stanno ancora aspettando il compimento della promessa di Dio onnipotente nei loro confronti: questa è Dabiq, questa è Ghouta, questa è Gerusalemme e quella è Roma e noi vi entreremo senza false promesse”.  Piena solidarieta’ a Luigi Di Maio, finito nel mirino dell’Isis era arrivata da tutto il Governo.

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