Attilio Fontana
Attilio Fontana

Milano, 22 agosto 2019 - «La leadership di Salvini non è in discussione. Se qualche giorno fa qualcuno poteva avere dei dubbi sulle sue scelte, il discorso di Conte li ha fugati mettendo a nudo la vera natura del Movimento 5 Stelle». Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, non aveva risparmiato critiche al governo Lega-M5s sul tema dell’autonomia. Adesso guarda con preoccupazione alla crisi, serrando i ranghi del partito nel quale ha iniziato a militare a Varese a metà anni ’90, quando Umberto Bossi mieteva consensi al Nord e la svolta sovranista sembrava fantapolitica.

Ha ascoltato il discorso di Conte?
«L’ho ascoltato, le sue parole finalmente hanno svelato la vera natura del Movimento 5 Stelle. I nodi sono venuti al pettine, dopo mesi di ‘no’ su temi come il fisco o le opere pubbliche. Evidentemente il dialogo con il Pd era già in corso da tempo».

Ha avuto modo di parlare con Salvini?
«Non l’ho ancora sentito».

È stato lui a innescare la crisi che ha portato alle dimissioni del premier Giuseppe Conte, con l’obiettivo di andare subito al voto. Crede che abbia fatto un errore di valutazione politica?
«Se qualcuno poteva avere dei dubbi, il discorso di Conte in Parlamento li ha fugati. Quello con il Movimento 5 Stelle era come un rapporto incestuoso, eravamo come due coniugi che non si parlano da tempo. A questo punto meglio staccare la spina e andare alle elezioni il prima possibile».

La Lega dovrebbe tornare a guardare al passato, all’alleanza con Forza Italia?
«In questo momento la Lega deve guardare in primo luogo a se stessa, e a Mattarella, per capire come si esce da questa crisi. Poi, in ogni caso, faremo le nostre valutazioni».

Il percorso verso una maggiore autonomia delle Regioni era già lento e accidentato. È preoccupato per le ripercussioni della crisi?
«Condivido in pieno le parole del governatore del Veneto Luca Zaia: da questo percorso non si può tornare indietro, anche perché non verrebbe rispettata la volontà popolare espressa nei referendum. Questo anche nell’ipotesi, nefasta, di un governo giallo-rosso, tra M5s e Pd. Il Pd deve capire da che parte stare sul tema dell’autonomia, tra favorevoli e contrari. Non può tenere il piede in due scarpe, mi sembra che siano in stato confusionale. Certo, questa crisi costituisce un ulteriore rallentamento nel percorso».

Come esce la leadership di Salvini da questo convulso passaggio in Parlamento?
«La Lega non ha nessun dubbio su Salvini, anche se qualcuno vorrebbe che fosse così».

Chi lo vorrebbe?
«I nostri avversari politici».