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30 gen 2022

Omicidio di Gigi Bici, dubbi sulla banda di slavi

Inquirenti al lavoro per ricostruire i fatti dell’8 novembre. Gli uomini dell’Est citati dalla Pasetti potrebbero essere un depistaggio

30 gen 2022
manuela marziani
Cronaca
Sopra, Barbara Pasetti, 44 anni. È in carcere con l’accusa di tentata estorsione
Sopra, Barbara Pasetti, 44 anni. È in carcere con l’accusa di tentata estorsione
Sopra, Barbara Pasetti, 44 anni. È in carcere con l’accusa di tentata estorsione
Sopra, Barbara Pasetti, 44 anni. È in carcere con l’accusa di tentata estorsione
Sopra, Barbara Pasetti, 44 anni. È in carcere con l’accusa di tentata estorsione
Sopra, Barbara Pasetti, 44 anni. È in carcere con l’accusa di tentata estorsione

di Manuela Marziani Mentre Barbara Pasetti rimane in carcere nella sezione femminile di Vigevano in una sorta di quarantena a causa delle misure anti contagio, si cerca la presunta banda di slavi che avrebbe infastidito Gigi Bici, Luigi Criscuolo per l’anagrafe, con pressanti richieste di denaro e che avrebbe anche picchiato la fisioterapista. Ma la banda non si trova. Come non si trova la persona con la quale, in base al racconto di testimoni, il 60enne avrebbe avuto un acceso diverbio all’interno del bar Giallo di viale Sardegna. "Non ho mai visto Gigi Bici litigare con qualcuno – ha detto il titolare Andrea Fabi – posso giurarlo. Gigi non veniva tutti i giorni da me, passava di tanto in tanto e consumava un caffè macchiato con una brioche. Litigi, però, non ce ne sono mai stati. Non è mai accaduto". A diverse persone, invece, la donna arrestata un mese dopo il ritrovamento del cadavere del commerciante davanti al cancello della sua villa, aveva parlato di uomini di origine slava che la infastidivano e aveva detto che l’8 novembre Gigi si era allontanato in auto con uno slavo che chiedeva dei soldi. Anche nei giorni precedenti quel 20 dicembre in cui il corpo senza vita di Gigi Bici è stato scoperto, la 44enne aveva raccontato d’aver visto camminare davanti alla sua villa un energumeno forse dell’Est che parlava al telefono come se stesse effettuando un sopralluogo. Per i testimoni si tratterebbe di depistaggi molto simili a quelli riportati nelle lettere fatte arrivare alla famiglia che, in un italiano sgrammaticato, fornivano particolari raccapriccianti sul delitto e minacciavano di "prendere a uno a uno i componenti della famiglia Criscuolo, se non avessero pagato 350mila euro". Per gli inquirenti la donna avrebbe dapprima predisposto un apparato di lettere estorsive e coinvolto diverse persone in modo da ...

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