Simone  Ghiro mentre spilla una bionda dietro il bancone del suo locale
Simone Ghiro mentre spilla una bionda dietro il bancone del suo locale

Gambolò, 7 dicembre 2018 - La storia è un po’ come quella di Davide e Golia. Ma senza quell’epilogo. Davanti ci sono una multinazionale ed un produttore artigianale; in mezzo una birra che ha lo stesso nome. Ad arrendersi, ovviamente, sarà il piccolo produttore. La storia è quella di Simone Ghiro del Birrificio Gambolò. «La prima birra che ho prodotto, nel 2012, l’ho chiamata Gasoline – racconta – senza sapere che un prodotto con l’identico marchio era stato registrato nel 2002 dalla Heineken, un colosso della birra. Qualche settimana fa ho ricevuto una raccomandata contenente la diffida a continuare la produzione e l’intimazione di distruggere etichette e brochure. In primo momento ho provato una grande amarezza e poi rabbia. Continuare a realizzare la mia Gasoline con un altro nome non avrebbe senso, così qualche giorno fa ho cessato di produrla, sostituendola nel listino con altre due nuove birre che saranno commercializzate nel 2019». Una mossa che ha comunque sorpreso il produttore lomellino.

«È difficile non stupirsi – aggiunge Ghiro – nello scoprire che anche le grandi multinazionali della birra tengono sotto controllo con intransigenza l’operato di minuscole aziende artigiane, quasi che si sentano minacciate dai microbirrifici». «Non è comunque il mio caso – prosegue – visto che quel nome è stato scelto in totale buona fede. Aggiungo peraltro che le due birre non hanno punti in comune per stile, gradazione e neppure per linea grafica. Ancora di più se si pensa che il prodotto della multinazionale viene venduto in Italia esclusivamente in fusto e sino a poco tempo fa nei locali “Gasoline Road Bar” ed è pensato per un consumo di massa mentre il nostro prodotto si rivolge ad un pubblico più attento». «Insomma non c’è stata nessuna intenzione di sfruttare un nome già conosciuto, come ipotizza Heineken nella sua diffida e comunque – aggiunge ancora Ghiro – l’associazione con una birra industriale per noi non è affatto un beneficio in termini di immagine. È evidente che l’industria, contro la quale io non ho assolutamente nulla, può contare su politiche di prezzo, di distribuzione e di promozione che per i piccoli produttori non sono nemmeno pensabili; dal canto mio l’unico vantaggio competitivo che posso avere è quello di dedicare la massima cura al mio prodotto. Artigianale è sinonimo di naturale e di qualità».