Coronavirus
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Pavia, 21 maggio 2020 - Quarantotto laboratori italiani hanno deciso di unire le risorse per lo studio “Progetto sierologia Covid-19“, con l’obiettivo di valutare se la presenza di anticorpi anti Sars-Cov2 protegge dalla reinfezione e per quanto tempo. Il progetto si basa sul test sierologico sviluppato dall’Istituto europeo di oncologia e dall’Università di Pavia. Un esame che non richiede investimenti aggiuntivi in macchinari e materiali rispetto alle dotazioni dei laboratori di ricerca.

«Dall’inizio della pandemia abbiamo capito che la mappatura della diffusione del contagio e la ricerca di una possibile immunità sono i pilastri per arginare il virus in attesa del vaccino - spiegano Pier Giuseppe Pelicci e Gioacchino Natoli, ricercatori del dipartimento di oncologia sperimentale dell’Ieo e coordinatori del progetto -. Per questo insieme all’Università di Pavia abbiamo riprodotto e validato il test per la ricerca di anticorpi anti Sars-Cov2 per farne un test “aperto“, non commerciale, economico, accessibile e facilmente eseguibile. Fino a quando non sarà chiaro se gli anticorpi presenti nel siero correlano con la protezione dalla reinfezione, le cosiddette “patenti di immunità’ non avranno alcuna validità». 

«Quando nel sangue si cercano gli anticorpi capaci di legare il virus, è necessario disporre di “pezzi“ (proteine) del virus che ne permettano l’individuazione in modo accurato - dice Federico Forneris del laboratorio Armenise-Harvard, del dipartimento di biologia e biotecnologie dell’Università di Pavia -. Abbiamo prodotto questi “pezzi“ in modo identico a come le farebbero le cellule infettate dal virus e, conseguentemente, garantendo la massima affidabilità del test». L’adesione al “Progetto sierologia Covid-19“ fa seguito all’appello lanciato a governo e regioni da un gruppo di 290 scienziati affinché venissero aumentati i tamponi virali e introdotti i test sierologici.