Pavia, 17 settembre 2021 - La zia paterna di Eitan, Aya Biran potrebbe partire già domenica per Israele. Lo ha detto il marito Or Nirko allargando le braccia: "Se riesce a fare tutto partirà da sola - ha aggiunto Or Nirko - e io resterò qui a fare il mammo come ho fatto in quei mesi in cui Eitan era ricoverato in ospedale. Ci sono abituato e per me è un piacere".

Appena sarà possibile poi tutti raggiungeranno il piccolo di 6 anni con la speranza di riportarlo a casa. Il 29 settembre è già stata fissata un'udienza in tribunale dove i legali di Aya hanno presentato un richiesta di applicare nel caso del nipote la convenzione dell'Aja sui minori. "Ho due bambine piccole - ha proseguito lo zio, sempre più provato dalla pressione mediatica - che devono andare a scuola. Interrompere anche la loro quotidianità non crediamo sia positivo. Cerchiamo di mantenerle il più serene possibile". Intanto sugli schermi televisivi israeliani stasera ci sarà un confronto a distanza tra il nonno del piccolo superstite della tragedia del Mottarone, Shmuel Peleg e la zia Aya che sabato scorso ha consegnato all'uomo il bambino per una visita programmata e non lo ha visto più tornare. "Non è un duello a distanza - ha sottolineato lo zio paterno del bambino -. Per mesi noi siamo stati zitti per il bene di Eitan e la famiglia materna, i Peleg hanno convocato conferenze stampa. Ora, sempre per il bene di Eitan, parliamo anche noi stando attenti a non dire nulla che possa causare danni".

Perché la preoccupazione che vivono i Biran è molto forte e riguarda la salute psichica di un bambino che ha subito un trauma terribile come la perdita dei genitori, del fratellino e dei bisnonni. "Ora non sa di essere stato rapito - ha proseguito lo zio - ed è un bene. Lo scoprirà tra qualche anno. Tutto quello che sta accadendo lo vediamo noi adulti, che non siamo soli. Eitan è solo. Ed è per questo che voglio lanciare un appello: un bambino non è un gioco degli adulti, da fare a loro piacimento".