San Matteo
San Matteo

Pavia, 26 novembre 2021 - Tre richieste di assoluzione e sette richieste di condanna in conclusione del processo per il buco da circa 32 milioni di euro nei bilanci del policlinico San Matteo. Il dibattimento ora in chiusura è conseguenza dell’inchiesta sui conti che, secondo le accuse, tra il 2009 e il 2014 sarebbero stati truccati. I reati a vario titolo contestati sono falsità ideologica e abuso d’ufficio. Ricostruendo i fatti contestati, secondo le accuse nel 2014 erano emersi costi riferiti ad annualità pregresse: avviata un’indagine interna erano spuntati costi non registrati dal 2009, poi indicati nel bilancio 2014, che riportava le perdite. Vi fu in seguito un’istruttoria della Corte dei conti che aveva portato a far emergere possibili irregolarità contabili e gestionali. L’assoluzione è stata chiesta dal pm Valeria Biscottini per la funzionaria Olivia Piccinini, l’ex direttore generale del San Matteo Angelo Cordone e Marco Passaretta, già direttore amministrativo, per questi ultimi la Procura già in sede di indagini preliminari aveva chiesto l’archiviazione, il Gip aveva disposto invece ordinanza di imputazione coatta.

Richieste di condanna invece a un anno e quattro mesi per Franco Marazza, coinvolto perché da dirigente della struttura complessa dei servizi amministrativi in supporto alla ricerca, avrebbe stipulato collaborazioni con soggetti che per le accuse in alcuni casi erano privi dei requisiti necessari per un affidamento diretto, così sarebbe stato dato loro un vantaggio economico ingiusto, con danni al San Matteo che li aveva retribuiti per circa tre milioni di euro. Chiesti due anni di reclusione per Armando Santi: da dirigente della struttura complessa economico finanziaria avrebbe predisposto la bozza di bilancio approvata nel 2014 con un contenuto ritenuto falso dall’accusa (non avrebbe rispecchiato la reale situazione economica del San Matteo). Chiesti dall’accusa anche due anni di reclusione per i membri del collegio sindacale Angela Affinito, Marco Ceolin, Fabrizio Di Giampietro, Angela Martinotti e Annunziata Rosito: per gli inquirenti non erano all’oscuro dei disallineamenti nei bilanci e una loro analisi avrebbe portato alla luce i problemi.