Una protesta dei lavoratori Mercatone Uno
Una protesta dei lavoratori Mercatone Uno

Cesano Maderno (Monza Brianza), 9 febbraio 2020 - Si apre uno spiraglio per 11 punti vendita di Mercatone Uno, i commissari giudicano "affidabili" due partecipanti dell’asta lanciata per salvare il salvabile dopo il crac nel maggio scorso di Shernon Holding srl che aveva rilevato tutto, e "positive" le offerta che hanno presentato di conseguenza.

Uno vorrebbe farsi carico di sette negozi, l’altro di quattro. Per 365 lavoratori su 1.732 in cassa integrazione potrebbe essere la salvezza dopo l’ottovolante degli ultimi mesi. Cesano ci spera , anche se per ora c’è il massimo riserbo sugli store coinvolti nel passaggio di mano. Sono stati gli stessi commissari ad annunciare quella che potrebbe presto essere una svolta e ad aggiungere anche che "proseguono le trattative con primarie aziende per la cessione degli altri punti vendita disponibili per salvaguardare livelli occupazionali e i creditori". I numeri di oggi potrebbero crescere. Le offerte per rilevare pezzi del panzer dell’arredamento low-cost sono state in tutto 12. Se le prime due giudicate solide andassero a buon fine, rimarrebbero da piazzare altri 44 magazzini. Erano in tutto 55 quelli coinvolti dal buco di Shernon, subentrata al vecchio sponsor di Marco Pantani e che ha portato i libri in tribunale in 9 mesi dopo avere accumulato 90 milioni di euro di debiti. Nella vicenda sono rimasti impigliati anche i 52 dipendenti brianzoli.

Le vetrine in via don Viganò dall’inconfondibile colore giallo sono sguarnite da tempo. Il marchio era sbarcato qui negli anni Novanta, diventando punto di riferimento per migliaia di famiglie. Per ripianare il rosso è andata all’incanto anche la merce stoccata nei negozi: cucine, accessori, elettrodomestici, complementi, valore complessivo 20 milioni di euro, soldi che serviranno a ristorare i fornitori, riuniti in associazione. A bocca asciutta invece i 10.500 clienti che non hanno ricevuto quanto acquistato – ordini per 4,5 milioni di euro - pur avendo versato acconti o saldato per intero i mobili. Per loro, niente denaro, "dipendenti e grossisti hanno la precedenza". Per difenderne gli interessi è scesa in capo Federconsumatori. Lunga attesa anche per l’indotto, 500 aziende che vantano crediti per 250 milioni, e i loro dipendenti: 10mila addetti. Tutti in bilico aspettando la nuova proprietà. L’odissea è cominciata nel 2015, quando dopo le prime turbolenze finanziarie era scattata l’amministrazione straordinaria. Poi, l’illusione, con la breve parentesi di Shernon e ora la luce in fondo al tunnel.