Copyright Robert Capa © Magnum Photos
Copyright Robert Capa © Magnum Photos

Monza, 5 ottobre 2018 - Dagli orrori della guerra civile in Spagna fino allo sbarco in Normandia: sono solo alcune delle pagine più tragiche della storia contemporanea viste dall’obiettivo di un grande reporter.

Appuntamento sabato all’Arengario per l’inaugurazione della mostra dedicata a Robert Capa, il più grande fotoreporter del XX secolo, fondatore, nel 1947, dell’agenzia Magnum Photos, con Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandiver. Un evento che, oltre a ricordare Capa, propone anche una mostra nella mostra, quella dedicata all’amore tra il finto fotografo americano (Endre Friedman il vero nome) e Gerda Taro, “La ragazza con la Leica”, la cui storia ha ispirato il romanzo di Helena Janeczek vincitore del premio Strega di quest’anno.

Da domani fino al 27 gennaio 2019 la grande fotografia torna quindi all’Arengario a conferma di una vocazione ricercata in questi ultimi anni con eventi dedicati ad artisti del calibro di Robert Doisneau e Vivian Maier. La rassegna (titolo “Robert Capa Retrospective”) propone un centinaio di immagini in bianco e nero che testimoniano i maggiori conflitti del Novecento, di cui Capa è stato testimone oculare, dal 1936 al 1954. Un impegno militante, dove, eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, gli scatti ritraggono la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà delle guerre. Non a caso, alcuni scatti di Capa sono diventati icone, dalla morte del miliziano nella guerra civile spagnola nel 1937 allo sbarco delle truppe americane in Normandia, nel giugno del 1944.

La mostra è articolata in 13 sezioni e si conclude con l’aggiunta inedita della sezione dedicata a una delle storie più romantiche del mondo della fotografia, quella fra Robert Capa e la leggendaria Gerda Taro, prima reporter donna ad essere caduta sul campo, a soli 27 anni. In mostra un cammeo di tre scatti: un ritratto di Robert, uno di Gerda scattato da Robert e un loro doppio ritratto. Ai tempi del loro incontro a Parigi lui è un giovane fotografo di 20 anni, scappato per ragioni politiche dall’Ungheria fascista di Horthy, lei un’ebrea tedesca di Stoccarda di 24 anni. Allo scoppio della guerra civile spagnola partono insieme per il fronte e di qui via, di reportage in reportage, animati dallo spirito antifascista, fino alla morte di lei sotto i cingoli di un carro armato. Capa sarà poi in Cina per la resistenza contro l’invasione giapponese nel 1938. Dopo alcuni mesi va a Londra e in Nord Africa, per seguire poi lo sbarco degli alleati in Sicilia e infine in Normandia. La mostra presenta poi la liberazione di Parigi nel 1944, l’invasione della Germania nel 1945, il viaggio in Unione Sovietica nel 1947, la fondazione ufficiale dello stato di Israele nel 1948 e infine il suo ultimo incarico in Indocina nel 1954, anno della sua morte per una mina anti-uomo.

"Se le tue fotografie non sono buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino", era il mantra di Robert Capa nonché la frase scelta da Magnum Photos per festeggiare i settant’anni dell’agenzia, come spiega Denis Curti curatore della mostra, che ha ripreso fedelmente l’esposizione originariamente curata da Richard Whelan. "Se la tendenza della guerra – osserva lo stesso Whelan, biografo e studioso di Capa – è quella di disumanizzare, la strategia di Capa fu quella di ri-personalizzare la guerra registrando singoli gesti ed espressioni del viso. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa sapeva di non poter fotografare la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino, mostrando l’orrore di un intero popolo attraverso un bambino".