Monza, una lezione contro gli abusi: la Consulta degli studenti porta in cattedra gli esperti

Alla rete aderiscono 88 scuole in contatto con addetti dei consultori, educatori e avvocati. L’idea è di formare delle “sentinelle“ in grado di raccogliere i segnali di disagio dei compagni.

Studenti

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Un San Valentino speciale ieri per i rappresentanti d’istituto delle scuole brianzole, aderenti alla Consulta provinciale studenti (Cps). Ospiti del Collegio Villoresi di Monza, hanno incontrato l’avvocata e criminologa Stefania Crema e il collega psicoterapeuta Roberto Porro, per un primo incontro di formazione sul tema dell’abuso dei minori. Abusi in famiglia, abusi su minorenni e neomaggiorenni incapaci di prevenire il pericolo e di difendersi, revenge porn, senso di colpa e vergogna, pervasivo, che distrugge le fondamenta del sé e impedisce di denunciare, sono stati i temi toccati.

Il progetto, promosso dagli studenti stessi, si sviluppa in un percorso di formazione a cura di esperti afferenti alla Rete ALI per l’Infanzia e l’Adolescenza a cui aderiscono 88 scuole statali e paritarie della provincia di Monza e Brianza in costante contatto con esperti di consultori, avvocati e educatori. La Consulta, formata da ragazzi dai 16 ai 18 anni, rappresentanti di classe e di istituto, ha espresso l’esigenza di formarsi, al fine di saper leggere, riconoscere ed eventualmente raccogliere i segnali di disagio o le richieste di aiuto espresse a scuola. "La prospettiva – spiega Riccardo Boscolo, presidente della Consulta (allievo dell’Iti Primo Levi di Seregno) – è che ognuno di noi possa diventare mentor/sentinella nella scuola frequentata e un punto di riferimento per tutti gli studenti insieme alle altre figure già presenti: docenti, dirigenti e personale scolastico, rispetto a fenomeni di abuso dal vivo o tramite i social". L’avvocata Crema ha raccontato la sua esperienza nelle scuole, dove violenza verbale e minacce vengono normalizzate. La specialista ha poi raccontato come i ragazzini già dalla terza elementare penetrino nei siti per adulti. "Quindi – spiega – facciamo i corsi sull’uso dei social già ai genitori della scuola dell’infanzia, mentre ai bimbi di terza elementare spieghiamo i concetti bullismo e cyberbullismo e la pregnanza reale delle relazioni virtuali". Specifico riferimento è stato fatto ai profili fake delle adolescenti e alle comunicazioni con personaggi poco raccomandabili attraverso i profili Instagram delle amiche, usando messaggi effimeri che poi scompaiono. Anche in quel caso si ravvisa, per le amiche, il reato di concorso in violenza sessuale. I racconti si accavallano e i ragazzi ascoltano, chiedono e si raccontano, quando sentono qualcuno pronto ad ascoltarli, senza colpevolizzarli. L’attività formativa è articolata in tre incontri della durata di due ore ciascuno. Dopo l’approfondimento giuridico di ieri seguirà quello legato agli aspetti psicologici (mercoledì 13 marzo) e poi la pratica dei giochi di ruolo (mercoledì 10 aprile). A conclusione del percorso, la CPS realizzerà un volantino informativo che sarà distribuito nelle scuole coinvolte, per dare testimonianza dell’esperienza e offrire indicazioni operative a tutti gli altri studenti.