Il testamento di Marta Roncoroni, morta a 15 anni: "Donate sangue e organi per salvare altre vite"

Più di mille persone ieri nella chiesa di San Giuseppe per l’ultimo saluto alla ragazzina uccisa dal cancro. Vola oltre i centomila euro la raccolta fondi

Il funerale di Marta Roncoroni

Il funerale di Marta Roncoroni

Quasi mille persone ieri alla chiesa di San Giuseppe a Monza hanno dato l’estremo saluto Marta, tra gli amici della parrocchia, i compagni di scuola, il SanFru basket dove gioca il fratello Niccolò, le amiche della ginnastica e tutti quelli che la conoscevano. Una folla silenziosa popolava il cortile, con il fiato sospeso in un’atmosfera carica di interrogativi "per una morte ingiusta da cui sta scaturendo tanto amore", come l’ha definita l’arcivescovo Mario Delpini in una lettera inviata alla famiglia e alla parrocchia, apposta per lei. «Chi può doni il sangue, ne ho usate parecchie sacche di zero positivo di ottima annata". E poi "siate felici di pagare le tasse e pretendete che che siano spese bene. In ospedale nessuno vi chiede il modello 730, pensano a voi, a farvi stare meglio, usando tutto quello che c’è... se c’è. E non dite che andate tutti nel privato: quando si sta male si chiama il 112".

«Pensate di donare i vostri organi per salvare altre vite. Tanto con la resurrezione tutto tornerà al suo posto". Questi i suggerimenti accorati e graffianti del testamento ideale di Marta Roncoroni, scritto dal suo papà Giovanni che ne ha dato lettura al termine delle esequie, ieri pomeriggio nella parrocchia di San Giuseppe a Monza. Marta, 15 anni, studentessa al secondo anno di liceo artistico Preziosissimo Sangue, è mancata mercoledì scorso, dopo 40 giorni passati in terapia intensiva all’ospedale San Gerardo, per un’emorragia cerebrale dovuta a un tumore maligno. Per dare senso alla morte assurda di una giovanissima, i genitori hanno avviato una raccolta fondi sul portale “gofundme“, per offrire materiale e attrezzature per il reparto di Neurochirurgia, che ha curato Marta. Un’asticella iniziale di 10mila euro, via via salita davanti alla risposta di una intera comunità.

"Continueremo ad alzarla – scrive Marta per mezzo di papà Giovanni – fino a che la vostra generosità non si stancherà". E così in queste ore sono stati raccolti oltre 118mila euro e l’asticella è stata posta a 125 mila. Il papà, da buon ingegnere, quando è in difficoltà conta. E così ha contato oltre 30 persone tra medici e infermieri al capezzale di sua figlia; 6 interventi chirurgici, 3 risonanze magnetiche, ore di assistenza, farmaci e materiali. "E poi il papà ha perso il conto, travolto dai numeri e dalla stanchezza", scrive.

Attraverso lo scritto di oltre dieci pagine Giovanni Roncoroni ha ripercorso il calvario della famiglia da quella notte del ricovero il 10 novembre, nella terapia intensiva neurochirugica del San Gerardo. "Io e il papà abbiamo passato tanto tempo insieme – recita la lettera – mi ha accarezzato e accompagnato in un tempo infinito, in cui abbiamo trovato un nostro modo di comunicare. Io sono una combattiva, ma il nemico era troppo forte... se solo non ci fosse stata quell’emorragia cerebrale...". Nel testamento ideale emergono gli affetti. Il primo messaggio è per mamma Sara, con cui l’adolescente si scontravfa talvolta, per tornare da lei con i messaggi più intimi; il fratello Niccolò e le amiche del cuore: Alice, Arianna, Ginevra, Noemi, Chiara e Chiara. "Ma a voi ho scritto in privato...qui c’è troppa gente".