Sempre più ragazzi con Dsa. “Ma non è una malattia. È un modo diverso di usare il cervello”

La psicologa Sonia Peracchi: “I bambini di oggi fanno poche esperienze motorie e sensoriali e questo influisce sulla costruzione della mente”

Sonia Peracchi

Sonia Peracchi

Monza – I nostri bambini crescono in modo diverso dalle generazioni passate. "Secondo gli studi attuali sui disturbi specifici dell’apprendimento – spiega la dottoressa Sonia Peracchi, psicologa e psicopedagogista dello studio clinico pedagogico La girandola di Muggiò – tutto dipende dalla nostra motricità". La minore esposizione alle esperienza motorie e sensoriali, non giocare più all’aperto, passando tanto tempo davanti a tivù e schermi influisce sulla costruzione della mente, alterando il rapporto spazio/temporale. Nella mente del bambino si creano strutture neurologiche diverse da un tempo. "Non si tratta di deficit – chiarisce l’esperta – ma semplicemente di un funzionamento diverso del cervello. I Dsa sono difficoltà dei nostri emisferi a comunicare tra loro in modo fluido".

Parlare di "disturbi" dell’apprendimento preoccupa i genitori, anche se in realtà è un modo di funzionare a cui la società non è abituata. La scuola, fondata sui principi di lettura-scrittura, non è attrezzata a un funzionamento diverso del cervello di alcuni ragazzi. Non sono stupidi o svogliati. Molti hanno un QI di molto superiore alla norma anche se magari a scuola vengono bocciati senza meritarlo. Il costante aumento di ragazzi certificati Dsa (da 1 o 2 per classe di 15 anni fa a 5 o 6 di oggi), si spiega sicuramente con una maggiore conoscenza e individuazione del fenomeno, ma anche con evidenti modifiche strutturali del cervello dei nostri ragazzi, unite a predisposizioni genetiche. "Noi lavoriamo molto sul collegamento tra emisfero destro e sinistro – spiega la dottoressa Peracchi – ottenendo risultati sorprendenti". La diagnosi si effettua dalla fine della seconda elementare, quando il cervello è formato. Ma i segnali di Dsa si possono avere già dalla scuola dell’infanzia con difficoltà costanti nel distinguere destra e sinistra, disordine nell’ambiente, merenda e oggetti dimenticati per settimane nello zaino. Quei tratti per cui un tempo si diceva che il bambino era distratto, oggi possono nascondere oggettive confusioni spazio temporali.

Se la diagnosi viene richiesta per i ragazzi più grandi si presta attenzione alla parte emotiva. Una diagnosi di disturbo dell’apprendimento può alterare la percezione di sé, far crollare l’autostima, fino a indurre ad abbandonare la scuola perché "tanto non ce la posso fare". Si usano esempi di personaggi illustri da Einstein a Walt Disney, autentici geni, per spiegare ai ragazzi la loro particolarità. Purtroppo se si vuole una diagnosi veloce bisogna rivolgersi al privato accreditato. Se ne occupa un’équipe autorizzata, formata da logopedista, psicologo e neuropsichiatra infantile. Ma alla Uonpia di Desio, così come a quella dell’Irccs San Gerardo scarseggiano i neuropsichiatri infantili. "Perciò, nel servizio pubblico, dalla richiesta alla prima chiamata possono passare anche due o tre anni". Una volta avuta la diagnosi, un altro problema da gestire riguarda le relazioni in classe. Se non gestite adeguatamente, compiti con meno esercizi o più tempo a disposizione o l’uso della calcolatrice fanno scattare invidie e contestazioni. Al contrario, qualcuno chiede la diagnosi per farsi semplificare i compiti. Allora lo specialista inquadra la situazione e mette i paletti adeguati.