Marta Roncoroni, morta a 15 anni. Quando il dolore diventa speranza: raccolta fondi a oltre 170mila euro

Continua la mobilitazione voluta dalla famiglia dell’adolescente vinta da un tumore dopo 40 giorni di cure al San Gerardo di Monza

Marta Roncoroni; a destra, con i genitori e il fratello

Marta Roncoroni; a destra, con i genitori e il fratello

Cinisello Balsamo (Milano), 25 febbraio 2024 – La morte che spezza il fiato ogni giorno se a non farcela è stata tua figlia di 15 anni per un tumore al cervello che non ha dato nessun segnale, fino all’emorragia che se l’è portata via dopo sei interventi. Un calvario di 40 giorni per Marta Roncoroni, la studentessa del Liceo artistico di Monza, che è diventata la figlia di tutti, da quando suo padre e sua madre hanno deciso di trasformare il dolore che nessuna parola può raccontare in una buona azione per gli altri. Giovanni e Sara raccolgono fondi per il San Gerardo, l’ospedale dove la figlia è stata curata con ogni mezzo e con amore nel tentativo – purtroppo vano – di tenerla aggrappata alla vita.

Il giorno dopo la sua scomparsa il padre ha scritto una lettera di ringraziamento ai medici e al reparto e con la moglie ha lanciato la campagna di donazioni a loro favore "perché l’eccellenza serva a tanti altri", ripetono anche adesso.

E ieri, la scuola elementare Mazzarello di Cinisello, dove Sara è insegnante di sostegno e pedagogista, si è stretta attorno alla maestra e ha raccolto 1.175 euro per la causa. Più di 130 ragazzi sotto lo sguardo amorevole della preside suor Maria Angela De Bortoli e della collega Sara Taddei si sono sfidati a ping-pong, scacchi, calcio balilla al "Mazza Games" organizzato dall’istituto per Marta.

I fondi raggranellati dagli alunni si aggiungono al resto del tesoro, quasi 171mila euro che i Roncoroni hanno messo insieme da dicembre sulla piattaforma Gofundme. "Mi sono commossa – racconta Sara – al funerale c’era tantissima gente, ma non ero riuscita a salutare tutti i genitori e loro hanno ideato questa giornata per noi. La cosa più bella è che l’appuntamento diventerà fisso, lo ripeteremo ogni anno".

La voce si incrina quando nomina la figlia: "È difficile, cerchiamo di essere forti, è dura - racconta -. Abbiamo tolto il suo letto dalla cameretta, ma ci metto mezzo minuto ogni mattina a ricordarmi che lei non c’è più. Andiamo avanti per gli altri, nella speranza che non capiti più a nessuno, con la voglia che tutti continuino ad avere a disposizione le cure sulle quali abbiamo potuto contare noi". Ora, si sa anche come verranno spesi i soldi. La famiglia lo rivelerà il 22 marzo al Manzoni di Monza al termine di un doppio spettacolo. Lo farà con Giuseppe Citerio, il primario di Neurorianimazione che curò l’adolescente, e il suo staff, hanno scelto insieme cosa farne. Papà Giovanni ha scritto un testo, sarà Marta a parlare in prima persona dal palco "grazie alla voce di sei amiche che si sono messe subito a disposizione". Il sogno? "Arrivare a 200mila euro grazie alla vendita dei biglietti".