L’omicidio Mansour in aula. Condanna a diciannove anni

Pavia, alla sbarra il trentacinquenne Massimo Rondinelli

PAVIA

Diciannove anni di reclusione: è la condanna stabilita dal giudice Luigi Riganti per Massimo Rondinelli, trentacinquenne accusato dell’omicidio dell’egiziano Ibrahim Mansour (quarantatreenne) il cui corpo carbonizzato era stato rinvenuto il 14 gennaio dell’anno scorso tra Mortara e Gambolò. Rondinelli, che a giugno 2023 aveva confessato, è stato giudicato con rito abbreviato che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. La madre di Rondinelli, Carmela Calabrese, cinquantasei anni, è stata rinviata a giudizio: per lei il dibattimento in Corte d’Assise si aprirà il 25 marzo, così come per Antonio e Claudio Rondinelli, di sessantacinque e quarant’anni, rispettivamente padre e fratello di Massimo Rondinelli, che avevano optato per il giudizio immediato.

Mansour era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco, precisamente tre di fucile e uno di pistola. Poi era stato caricato sulla sua auto, la quale era stata data alle fiamme in campagna per cercare di depistare le indagini. Secondo le accuse, il movente sarebbe di natura economica, in particolare la parte offesa, che aveva avuto una bambina con una sorella di Massimo Rondinelli, avrebbe avanzato richieste di denaro. Parti civili al procedimento padre, madre, sorella e zio di Mansour.

Nicoletta Pisanu