L’inchiesta sulle Farfalle. L’allenatrice perdonata. Ma la partita non è chiusa

Maccarani e le pressioni sulle atlete: per i giudici federali era solo “eccesso di affetto“. Resta ancora aperto il procedimento ordinario, a fine mese il termine delle indagini.

L’inchiesta sulle Farfalle. L’allenatrice perdonata. Ma la partita non è chiusa

L’inchiesta sulle Farfalle. L’allenatrice perdonata. Ma la partita non è chiusa

I presunti maltrattamenti alle Farfalle della Nazionale di ginnastica ritmica nella palestra di Desio e il treno deragliato alla stazione ferroviaria di Carnate. Sono le due inchieste più importanti che attendono la Procura di Monza nel 2024. Dopo che la giustizia sportiva ha deciso per il solo ammonimento per Emanuela Maccarani, tornata alla guida delle ragazze della squadra di Ritmica, i magistrati monzesi a breve devono chiudere l’inchiesta penale nei suoi confronti e di quelli della sua assistente Olga Tishina. Sotto la lente delle pm Cinzia Citterio e Manuela Massenz, coordinate dal procuratore della Repubblica di Monza Claudio Gittardi, l’accusa di avere adottato almeno fino al 2020 "metodi di allenamento non conformi ai doveri di correttezza e professionalità, ponendo in essere pressioni psicologiche e provocando in alcune ginnaste l’insorgere di disturbi alimentari e psicologici". Le pm hanno ottenuto una proroga delle indagini per visionare e valutare l’ampio contenuto di 7 telefoni cellulari, quelli delle 2 indagate, di altre 2 collaboratrici dello staff e di 3 atlete. Mentre è stato loro negata una seconda proroga e quindi entro la fine di gennaio l’inchiesta deve essere chiusa. Mentre sul fronte della giustizia sportiva, la Maccarani aveva ricevuto una ammonizione "per eccesso di affetto" da parte del tribunale federale nazionale.

Tanto che a metà dicembre si è vista riassegnare anche l’incarico di direttrice tecnica nazionale della sezione di Ritmica. La comunicazione era arrivata dal presidente della Federginnastica Gherardo Tecchi, dopo essersi consultato con il presidente del Coni Giovanni Malagò e aver informato il consiglio direttivo federale. Il numero uno della ginnastica tricolore ha informato della cessazione del suo incarico a interim e la contestuale riassegnazione del ruolo alla Maccarani.

Bisognerà invece attendere la fine di febbraio per conoscere le sorti degli imputati per il treno deragliato alla stazione ferroviaria di Carnate che si trovano all’udienza preliminare al Tribunale di Monza. La Procura monzese ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per tutti. I difensori degli accusati hanno chiesto invece il proscioglimento dalle accuse contestate. Di disastro colposo e lesioni personali colpose sono accusati il capotreno, il macchinista e due addetti alla manutenzione, mentre due dirigenti sono imputati di tentati depistaggio e frode in processo penale. Il 19 agosto 2020 il convoglio, proveniente da Milano Porta Garibaldi e diretto a Paderno Robbiate, giunto a fine corsa alla stazione, si era invece rimesso in moto da solo perchè gli addetti erano andati al bar a bere il caffè. Secondo l’accusa, la causa starebbe nel freno difettoso e non inserito. Fortunatamente solo un passeggero era rimasto ferito.

S.T.